Schede bibliografiche

STATUTA POPULI SERMONETANI


Riproduzione anastatica dell'originale del XVI secolo conservato presso l'Archivio Storico della Fondazione Camillo Caetani in Roma. 

 

PREFAZIONE

di Pier Giacomo Sottoriva, Presidente Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta onlus

 

Una terra antica come quella di Sermoneta non può non attribuire agli Statuti che le furono assegnati una grande parte della sua stessa nobiltà. Regolare la vita di una società con uno Statuto - ossia una carta che statuisse i principi e gli organi istituzionali con i quali la comunità doveva essere amministrata, gli obblighi che le incombevano ed anche gli eventuali privilegi che il signore feudale le attribuiva - non rappresenta per noi che viviamo una diversa vita comunitaria un esempio di democrazia. Si trattava di norme spesso imposte e non contrattate, ma non tutte le comunità medievali ebbero Statuti antichi come Sermoneta. Essi rappresentavano il titolo di riconoscimento della importanza che quella comunità aveva per il signore che la amministrava o la dominava. Ma, a volte, erano anche il risultato di richieste fatte al signore e manifestate dalla cittadinanza come universitas o dai suoi rappresentanti in modi vari: con l’ubbidienza, con la fedeltà, ma anche con la ribellione e il pagamento di tributi cruenti. 

Sermoneta è una di queste aggregazioni, e la Fondazione Roffredo Caetani non poteva non riconoscere agli Statuti che ne regolarono la vita per alcuni secoli l’importanza documentaria, storica, istituzionale che essi rappresentarono. Questa è la ragione che ci ha spinti a ripubblicare, in edizione anastatica, la copia degli Statuti di fine Quattrocento-primissimo Cinquecento che la consorella Fondazione Camillo Caetani conserva nel suo ricco archivio gentilizio romano. Perché questi Statuti e non quelli che li precedettero? 

Si può rispondere dicendo che questi Statuti cinquecenteschi di Sermoneta - a differenza dei precedenti - sono ancora inediti e che il codice si presta ad una edizione in anastatica per la migliore leggibilità. Ma a noi interessava anche far conoscere ad un pubblico più vasto il reale spessore della storia caetanesca in quella Sermoneta, che spesso, anche per banali motivi di rappresentazione e di semplificazione filmica, alcuni liquidano semplicisticamente parlando di storia “mista” della famiglia Caetani e della famiglia Borgia. In realtà i Borgia di papa Alessandro VI sono stati signori di Sermoneta soltanto per un brevissimo periodo, tra il 1499 e il 1503, dopo una operazione di pura matrice politica che portò il pontefice, che non aveva i Caetani tra le famiglie amiche, a spossessare gli avversari con la forza del “suo” personale potere e a privarli del feudo e dei connessi beni. Fu un periodo brevissimo, certo, ma ne va riconosciuta la intensità, direi anche la spietata intensità: in quei pochi anni il castello di Sermoneta venne ampiamente modificato, diventando una macchina da guerra ancor più difesa di quanto prima non fosse; in quegli anni sparì dalla grande area della Piazza d’Armi del castello la chiesetta-mausoleo funebre che custodiva le ossa di alcuni dei Caetani: la chiesa fu demolita, i sepolcri svuotati, le ossa disperse. Era la cruda logica del potere esercitato fino alla damnatio della altrui e avversa memoria. E fu un periodo nel quale - era l’anno 1501 - Lucrezia Borgia concesse a Sermoneta un nuovo Statuto, che oggi porta comunemente il suo nome. 

II crollo dei Borgia dopo la morte di Alessandro VI portò al ripristino dell’antico potere dei Caetani, che furono reinvestiti del feudo e dei beni loro sottratti. A significare e distinguere un potere cessato e quello che si reinsediava, Guglielmo Caetani riconobbe implicitamente l’importanza dello Statuto che oggi qui si pubblica, confermandolo, ma apportandovi alcune variazioni che erano il segno della novità, ma soprattutto la dimostrazione del potere riacquisito. L’edizione che qui si propone in anastatica è conservata nell’originale nel formato di circa centimetri 28 per centimetri 20,6, leggermente ridotto nella edizione presente. 

Questo codice dai fogli in pergamena, scritto in bella grafia antica e fregiato di straordinari ornamenti grafici, viene pubblicato dalla Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta onlus nella ricorrenza dei primi 45 anni dalla sua istituzione, in omaggio agli scopi che il suo Statuto le attribuisce: quelli di far conoscere la storia della Famiglia dalla quale è nata e dei territori nei quali oggi opera con ben altro spirito di cooperazione culturale per valorizzare il ricco patrimonio di memorie e di storia della comunità, la cui vita si è svolta per secoli all’insegna della Caietana Domus. 

leggi di più

Terre di Palude. Ambiente e gente delle Paludi Pontine


Martedì 14 marzo 2017, nell’Aula Magna del Liceo “Leonardo da  Vinci” di Terracina è stato presentato il volume Terre di Palude. Ambiente e gente delle Paludi Pontine, realizzato a cura del Dipartimento Sperimentale - Area Storico-Ambientale dell’Istituto, coordinato dal prof. Rosario Malizia.

 

 

Il lavoro costituisce l’ideale continuazione del volume Terre di Confine, pubblicato cinque anni fa sempre dal Liceo, che focalizzava l’attenzione sulle impressioni, sui giudizi e sulle testimonianze che i viaggiatori stranieri del Grand Tour, attraversando la frontiera fra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, hanno lasciato sul nostro territorio e sul suo contesto sociale.

In questa seconda fase del progetto si è scelto di studiare le memorie dei viaggiatori riguardanti il territorio delle Paludi Pontine, che essi dovevano superare per giungere alla frontiera fra i due Stati.

 

Anche in questo caso le traduzioni dall’inglese sono state affidate a gruppi di studenti, seguiti dai propri insegnanti di lingua, consentendo in tale modo un nuovo approccio didattico alla disciplina, finalizzato all’ampliamento delle conoscenze, delle competenze e delle abilità.

 

Allo scopo di contestualizzare tali informazioni, il gruppo di lavoro ha ritenuto opportuno affrontare anche l’analisi del territorio pontino prima della Bonifica integrale degli anni Trenta del Novecento. Sono stati, così, dedicati capitoli sia alla situazione precedente l’età moderna, dalla Preistoria al Medioevo, sia alla società e all’economia della zona dal Settecento all’inizio del Novecento, fino ad esaminare la vita quotidiana nelle paludi, la cui descrizione ha trovato riscontri nelle notizie fornite dai viaggiatori del Grand Tour.

 

Un ultimo capitolo è stato destinato allo studio della malaria sul piano medico-scientifico, allo scopo di consentire una visione moderna ed aggiornata di tale morbo, rispetto ai pregiudizi e alle credenze che per secoli hanno contrassegnato l’origine e gli effetti della malattia.

I testi del volume sono accompagnati da numerose immagini a colori, raffiguranti dipinti, foto e stampe d’epoca, oltre a una serie di diagrammi che rappresentano graficamente i contenuti dei capitoli concernenti l’economia delle Paludi Pontine.

 

Il libro costituisce la dodicesima pubblicazione del Liceo di Terracina, che da circa 15 anni opera nel campo della ricerca attiva sul territorio dapprima attraverso il Laboratorio di Storia e poi con il Dipartimento Sperimentale: un risultato certamente lusinghiero e forse unico nel campo degli istituti scolastici non solo regionali.

Il Giardino di Ninfa. La Bellezza in dieci poesie

AA.VV.


E’ uscita in questi primi giorni di dicembre 2016 una breve antologia che raccoglie dieci poesie dedicate al Giardino di Ninfa.

leggi di più 0 Commenti

Live of Great Gardeners

di Stephen Anderton


La casa editrice londinese dedica un volume a quaranta fra i migliori giardinieri di tutto il mondo degli ultimi 500 anni. Fra essi figura anche Lelia Caetani e il Giardino di Ninfa.

 

 

leggi di più 0 Commenti

Francesco Borromini, Virgilio Spada e la costruzione della Casa dei Filippini

di Anna Di Falco


Le ragioni del libro risiedono nella volontà dell’autrice di non disperdere il patrimonio di esperienze, conoscenze e riflessioni accumulatosi durante l’iter progettuale, la direzione dei lavori, lo studio di archivio e le scoperte che hanno accompagnato i due interventi di restauro compiuti in alcuni settori del complesso  borrominiano dei Filippini a Roma, cioè nell’attuale sede dell’Istituto storico italiano per il medioevo e nell’Archivio che conserva la documentazione storica della Congregazione di san Filippo Neri.

Ne esce fuori un avvincente resoconto del paziente lavoro d’indagine che ha portato, tra l’altro, alla scoperta di un documento inedito di Francesco Borromini, al ritrovamento e restauro di spazi rimasti eclissati per alcuni decenni all’interno del palazzo, al recupero dell’originario pavimento bicromo che ornava l’antico Refettorio dalla singolare forma “ovata”; non meno importante è stata la riscoperta di numerosi scritti attribuibili all’oratoriano padre Virgilio Spada, fratello del cardinale Bernardino Spada, di cui l’Autrice restituisce la fisionomia di appassionato intellettuale «che sapeva di architettura».

leggi di più 0 Commenti

Faremo bene il male 

di Luciano Monti


Faremo bene il male è un romanzo che svolge una sorta di gnosi, raccontando un viaggio iniziatico e sapienziale. Il viaggio ha per scopo il risalimento dell’essere umano alla sua stessa fonte divina. Con ciò, tuttavia, l’autore mette in scena un tipico paradosso gnostico: l’uomo, quando voglia tornare a essere Dio, deve prima accettare di sprofondarsi nell’Inferno più livido.

 

Lo stimato professor Torno insegna Latino e Greco al liceo. Non sposato, single, la sua vita scorre avvolta da una coltre di decorosa normalità. Almeno fino a quando la sua allieva più brillante, Dafne, viene colpita da quel che sembra un forte stato depressivo che la costringe a ritirarsi da scuola. Per farla uscire dal proprio isolamento, il professore prende a recarsi con regolarità a casa della ragazza. È qui che però conosce la misteriosa e conturbante sorella minore di Dafne, Diana. Ed è proprio con lei che, giorno dopo giorno, il tranquillo insegnante comincia a scendere, o a salire, i gradini che portano all’Inferno. I due folli amanti si votano al ribaltamento d’ogni valore in un viaggio oltre il tempo, alla scoperta delle passioni più nascoste, per poter infine accedere a una dimensione più autentica di vita. Ma sarà davvero autentica? Perché la realtà stessa sembra di colpo divenuta un mistero dagli allucinati contorni ultraterreni? Da chi è stato scritto e dove si trova il Libro d’età alessandrina, che guida il protagonista e Diana nel loro cosciente progetto di smarrimento? E chi è davvero Diana, che di notte sogna il Libro per poi trascriverlo? Tra dense accensioni liriche e paralizzanti paradossi morali, Faremo bene il male può considerarsi un nuovo Lolita interamente trasportato nelle vertiginose regioni della metafisica e, insieme, sprofondato negli oscuri abissi della psiche.


Luciano Monti (Como,1963) è docente universitario e autore di oltre settanta tra saggi e articoli sull’Europa e i suoi divari economici e sociali. Fra gli altri, ha pubblicato Il Mito d’Europa (SEAM, 2000), L’altra Europa. Diario di un viaggio nella povertà (Rubbettino, 2005) e Ladri di futuro. La rivoluzione dei giovani contro i modelli economici ingiusti (LUISS University Press, 2014). Presso Alter Ego è uscita una sua raccolta poetica, Lettere ioniche (2014). Faremo bene il male è il suo primo romanzo edito.


0 Commenti

LESSONS FROM GREAT GARDENERS

di Matthew Biggs




Per gli appassionati di giardini e di giardinaggio, la Royal Horticultural Society ha dedicato un libro a quaranta giardinieri di spicco di tutti i tempi, fra cui Lelia Caetani: RHS. Lessons from Great Gardeners. Forty Gardening Icons and What They Teach Us. di Matthew Biggs, Editore Mitchell Beazley, 2015


Sin dagli inizi, l’arte e la scienza del giardinaggio si è continuamente rinnovata e migliorata grazie a grandi giardinieri – uomini e donne cui passione per il giardinaggio li ha portati a migliorare e innovare, superando sfide e sperimentando nuove idee. Questi giardinieri hanno ispirato le generazioni future, così come i loro giardini, che attraggono milioni di visitatori ogni anno.


RHS LESSONS FROM GREAT GARDENERS (lett. Lezioni di grandi giardinieri) traccia il profilo di quaranta di queste notevoli figure, fra cui Andrè Le Nôtre, Claude Monet, Getrude Jekyll, Vita Sackville-West per citarne solo quattro, e esplora il modo in cui il loro lavoro sia fonte di ispirazione per i giardinieri di ogni livello e abilità. Da i grandi dei tempi che furono, ad i migliori di oggi, i giardinieri scelti (artisti, milionari, eccentrici, sperimentatori) sono stati selezionati nei secoli e scelti in ogni parte del mondo, tutti accomunati da un fine comune: perfezionare l’arte dei giardini. Le storie delle loro vite e del loro lavoro sono rivelate, come pure sono forniti suggerimenti pratici e consigli che dischiudo i segreti ottenuti negli anni da esperimenti ed errori. Quaranta giardinieri talentuosi, liberi di pensiero, che avevano spesso idee rivoluzionarie in anticipo su i loro tempi.


Con bellissime illustrazioni botaniche di piante che identificano il singolo giardiniere e meravigliose fotografie di giardini, questo affascinante libro è una fonte di ispirazione.


Fra i quaranta è stata scelta anche Lelia Caetani e il Giardino di Ninfa. Si ricorda la sua indole artistica di pittrice applicata a l’arte del giardinaggio e il suo ispirarsi alla Natura come musa, Lelia faceva spesso delle passeggiate nella campagne vicine o in montagna osservando lo spontaneo crescere delle piante in natura, ogni aspetto poteva essere fonte di ispirazione: le forme, i luoghi le piante. Si fa riferimento alle sue amate rose, al giardino roccioso realizzato con sua madre Marguerite Chapin, e alle numerose varietà di prunus.


0 Commenti

Il suono della zappa

di Roberto Lessio


Presentato a Sermoneta, all'interno del Maggio Sermonetano, sabato 30 maggio il libro di  Roberto Lessio "Il suono della zappa. Una storia senza Storia".


Nella Terra dove le radici delle nostre famiglie avevano iniziato faticosamente ad attecchire grazie al lavoro nei campi, tornò l'incubo della distruzione bellica. In quest'altra parte della stessa Terra i nostri genitori erano emigrati per sfuggire alla fame, alla disperazione e alla miseria provocata dalla cosiddetta grande guerra. In quel periodo la violenza e l'ignoranza erano imposte alle nostre famiglie e la dittatura sembrava uno dei tanti regimi di passaggio, mentre il doppio ruolo di contadini e di soldati riservato ai nostri genitori era quello di sempre. Ma non era così. Partendo da due semplici fogli di carta ormai abbandonati dentro una vecchia scatola di scarpe, l'autore aiuta il suo amico a trovare la tomba, i luoghi e le ragioni dove ha vissuto l'ultima fase della vita il fratello di suo padre recentemente scomparso. Nel percorso di ricostruzione della vicenda l’autore ritrova le tracce profonde della propria esistenza. Una serie di coincidenze sveleranno una storia sconosciuta dalla Storia ufficiale.

Roberto Lessio si è occupato da sempre di pacifismo, di agricoltura biologica e di questioni ambientali. 

Seguendo una passione antica per la ricerca da alcuni anni si è dedicato al giornalismo di inchiesta.

"Il suono della zappa" è la sua quarta fatica letteraria dopo "Paesaggio sul niente" (1981), 

"All'ombra dell'Acqua" (2011) e "Basta non perdere la rabbia" (2012). Tutte le sue opere sono

attualmente pubblicate come e-book e in forma cartacea su Creat Space.


0 Commenti

Natale Prampolini (1876-1959). L'ingegnere delle bonifiche

a cura di Daniela De Angelis


Il libro costituisce la prima biografia dell'ingegnere reggiano che diresse le bonifiche della Parmigiana-Moglia, dell'Agro Pontino, dell'Albania, della Piana di Sibari, del Ferrarese. 

Prampolini, laureato nel 1900 al Politecnico di Torino in Ingegneria Civile, fu grande imprenditore agricolo, fondatore di una moderna fabbrica di concimi a Reggio Emilia, grand commis per lo stato fascista e, nel dopoguerra, si recò in Argentina per studiare le locali bonifiche. 

Ispirato da esempi di imprenditori europei, Prampolini fu ingegnere a tutto tondo, curando l'aspetto tecnico, amministrativo, economico, organizzativo, delle bonifiche da lui dirette. 

Attento alla cultura, fu anche un illuminato patrocinatore di iniziative culturali, soprattutto nella sua città natale. 

Cavaliere del Lavoro dal 1920, Senatore dal 1929, conte del Circeo dal 1941, Prampolini compí una straordinaria carriera negli anni che vanno dagli inizi del Novecento ai Cinquanta, risultando sempre lontano dal mondo della politica e mostrandosi invece attento al mondo della scuola e della formazione professionale. 

Il paesaggio pontino è quello che egli determinò attraverso il suo lavoro, che comprese la creazione di stabilimenti idrovori, canali, centrali elettriche, strade, città, un'opera che lo impegnò in modo totalizzante negli anni che vanno dal 1926 al 1939. 

Il libro ripercorre anche gli eventi che riguardarono la sua famiglia, in particolare la figura della moglie, Marianna Tirelli, una nobildonna che fu scrittrice, collezionista d'arte ad altissimo livello, esperta di musei e museografia. 

In controluce risalta poi il rapporto tra Prampolini e Mussolini, due uomini diversissimi tra di loro ma che collaborarono per anni e che ebbero nella vicenda dell'Agro Pontino un terreno comune di lotte e realizzazioni.

0 Commenti

Feudo e comunità. I Caetani a Bassiano: signoria fondiaria, governo della giustizia e rapporti sociali nel XVIII secolo

a cura di Paolo Periati, Dottorato in Storia Università Roma Tre


In copertina particolare di una carta degli Atti Criminali di Bassiano.
In copertina particolare di una carta degli Atti Criminali di Bassiano.

Al termine dell'età napoleonica i Caetani rinunciarono al ducato di Sermoneta, da diversi secoli dominio del casato, il cui potere si era perpetuato valendosi di due aspetti peculiari della rinnovata feudalità moderna: la proprietà fondiaria e il governo della giustizia. Il fine era accrescere stabilità, ordine e armonia sociale in modo tale che il principe e i sudditi prosperassero. Lo studio del catasto di Bassiano e degli Atti Criminali consente di comprendere l'assetto socio-economico della comunità e del suo territorio nel XVIII secolo, di individuare possedimenti e privilegi baronali, beni di abitanti ed enti ecclesiastici, e di ricostruire il rapporto tra duca, sudditi e potere centrale romano.


Paolo Periati ha intrapreso, nell'ambito del Dottorato in Storia dell'Università Roma Tre, una ricerca all'ascesa politica e le nunziature apostoliche di Antonio Caetani per ricostruirne l'attività diplomatica nel quadro dei rapporti politici della Santa Sede con l'Impero e i Regni di Spagna all'inizio del Seicento. In precedenza ha studiato il potere feudale dei Caetani nel XVIII secolo in riferimento alla comunità di Bassiano, analizzando il rapporto tra sudditi e signore e gli aspetti socio-economici del territorio.




0 Commenti

Statuta civitatis Corae (Romae 1732)

 a cura di P.L. De Rossi e G. Pesiri, Istituto di Storia e di arte del Lazio meridionale, 2014


Il giorno 11 ottobre 2014 a Cori, nella chiesa di S. Maria della Pietà, l’Istituto di storia e di arte del Lazio meridionale (ISALM) ha presentato l’opera Statuta civitatis Corae (Romae 1732), a cura di P.L. De Rossi e G. Pesiri, Anagni 2014. Si tratta di una nuova edizione, che ripropone alla comunità locale e agli studiosi di storia medievale e moderna la ristampa anastatica dello Statuto della città di Cori edito a Roma nel 1732. Il testo statutario è corredato della traduzione italiana curata da Giovanni Pesiri. Come la precedente edizione, finanziata con i fondi regionali (L.R. 42/97, piano 2010) e pubblicata nel 2011, questo volume comprende un saggio di P.L. De Rossi relativo a Istituzioni e vicende statutarie di Cori (secoli XIII-XVIII), ma a esso si aggiungono ora una presentazione di Victor Crescenzi, docente di Storia del diritto medievale e moderno all’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”, dal titolo Cori e il suo ordinamento tra XIV e XVI secolo; e un saggio di Giovanni Pesiri sul tema La giustizia a Cori dal XVI al XIX secolo, tra equilibri consolidati e innovazioni. Il volume costituisce un interessante spunto per riflettere su cinque secoli di storia medievale e moderna della città di Cori. Lo Statuto del 1732 è infatti il punto di arrivo di un lungo processo, iniziato probabilmente nella seconda metà del XIII secolo, quando la comunità codificò gli usi e le consuetudini locali in una raccolta di norme di cui abbiamo qualche notizia dal 1327. Allo stesso modo non sono sopravvissute le successive redazioni statutarie di cui troviamo cenno nei brevi di approvazione e di conferma dei papi Innocenzo VII (1406) e Pio II (1458) e del cardinale Raffaele Riario (1514) vescovo di Velletri. Sono invece pervenute le due edizioni a stampa: la prima apparsa in Roma nel 1549, per i tipi dei fratelli Valerio e Ludovico Dorico, dopo le approvazioni rilasciate dai Conservatori del comune di Roma, a cui Cori era soggetta dagli inizi del Trecento.

leggi di più 0 Commenti

Fondi e la committenza Caetani nel Rinascimento

 a cura di Alessandra Acconci, De Luca Editori d'Arte, 2004


La recente pubblicazione Fondi e la committenza Caetani nel Rinascimento. Atti del convegno (Fondi, 24 maggio 2012), edita dalla Soprintendenza BSAE Lazio con il contributo del Comune di Fondi e della Fondazione Roffredo Caetani Onlus, è stata curata da Alessandra Acconci - storica dell’arte e funzionaria della stessa Soprintendenza - ed esprime il risultato degli approfondimenti e aggiornamenti scientifici presentati nel corso della giornata di studi curata da Alessandro Zuccari, storico dell’arte e ordinario di Storia dell’arte moderna presso l’Università di Roma “Sapienza”. Il convegno si è svolto in occasione dell’inaugurazione dalla mostra tenutasi a Fondi sul medesimo tema, e il volume offre dunque una nutrita presenza di studi volti ad aggiornare lo stato dell’arte relativo alle ricerche sul patrimonio storico e artistico rinascimentale di Fondi .

 

Il saggio di Alessandro Zuccari fa emergere la ricca e poliedrica personalità del mecenate e cultore di arti Onorato II attraverso il riesame dell’Inventario dei suoi beni, mentre Daniele Ferrara offre nuovi elementi per la valutazione del San Sebastiano tra Onorato II e Pietro Bernardino Caetani commissionato ad Antoniazzo Romano ed ora a Palazzo Barberini. L’intervento di Franco Rossi illustra le campagne di studio e restauro condotte dalla Soprintedenza BSAE nel territorio di Fondi e in particolare sul polittico di Cristoforo Scacco esposto nella mostra, Alessandra Acconci esamina invece lo straordinario palinsesto pittorico dei dipinti murali da lei riscoperti nella chiesa di San Francesco.

leggi di più 0 Commenti

Chiesa di San Michele Arcangelo. Storia del restauro 2006-2013

 a cura di Anna Di Falco, Regione Lazio, 2013


Anna Di Falco, studiosa del medioevo artistico a Sermoneta, già progettista del restauro delle mura orientali e nord-orientali di difesa, studiosa del castello Caetani di Sermoneta, sostenitrice del museo della città murata, ha curato questo bel libro, assai bene illustrato, che documenta meticolosamente i lavori per il recupero, il consolidamento e il restauro della chiesa, già parrocchiale, di San Michele Arcangelo nella città lepina.


La semplicità, la linearità didattica e la completezza del racconto di questi restauri ‒ in realtà, una autentica esplorazione dell’antico edificio, chiuso da circa mezzo secolo e in condizioni di rovina e di abbandono ‒ sono tali da far pensare che i ricercatori e gli studiosi di cose artistiche, che nei prossimi anni vorranno compiere indagini storiche e conoscere le modalità dell’intervento sul piccolo ma fondativo monumento sermonetano, ringrazieranno gli autori di quest’opera per la qualità del resoconto da essi lasciato, che è la prima condizione perché si possa analizzare la filologia del restauro. Il volume consente poi di addentrarsi nel raccordo tra due fatti: l’antica esistenza della chiesa e il suo rapporto con la società che è venuta evolvendo in questa importante e iconica città lepina. Il piacere del libro, come “oggetto” materiale, si accompagna al contributo storico-artistico che esso dà e diventa testimonianza di un sentimento di amore per la storia e la cultura delle origini.

leggi di più 0 Commenti

Angelo Guerra da Anagni. Primo catalogo ragionato e documentato della vita e delle opere dell'artista anagnino.

 di Sonia Testa, IlmioLibro.it, 2013


È un interessante sforzo di ricostruzione della vita artistica di questo pittore, nato nella prima metà del XVI sec. e morto nei primi anni del Seicento. Attivo nel 1602 a Sermoneta, ha lasciato affreschi soprattutto nell’eremo di San Francesco, ed ha operato anche su commissione della Famiglia Caetani. Si è spostato a svolgere la sua attività in numerose località tra l’Abruzzo e il Lazio meridionale: a Tagliacozzo, Sermoneta, Scurcola Marsicana, Anagni, Posta Fibreno, e presso la storica Abbazia di Trisulti ed anche nella sabina Corvaro. L’indagine ha consentito di ricostruire l’evoluzione della sua arte e di recuperare ad una conoscenza migliore di quella fin qui conseguita la sua operosità di artista e di laborioso ricercatore di motivi cromatici. (P.G.S.)

0 Commenti

Gelasio Caetani (1877/1934). Il realismo dell'utopia. Appunti per una biografia.

di P.G. Sottoriva, Fratelli Palombi Editori, 2014


Gelasio Caetani non è un personaggio universalmente noto, a parte il ricco mondo dell’alta borghesia e della nobiltà romane, e a parte i molti collaboratori che in Terra Pontina lo tennero in grande stima. Pur essendo intestatario di un Liceo a Roma, era, ed è ancora, sconosciuto ai più, pur nella molteplicità dei campi in cui si manifestò la sua abilità di ingegnere, la sua audacia di militare, la sua conoscenza di storia di famiglia, le sue qualità di diplomatico, le sue attitudini culturali, le sue doti artistiche, il suo ingegno di bonificatore delle Paludi Pontine e di anticipatore in molti àmbiti nei quali egli si cimentò.

 

La "riemersione" del suo archivio personale dai fondi dell’archivio storico di Casa Caetani a Roma, dopo quasi ottanta anni di nascondimento, ha consentito una indagine di prima mano, su documenti - familiari e ufficiali - fino ad oggi rimasti chiusi gelosamente nelle cartelle nelle quali egli stesso li aveva riposti e classificati; ed ha consentito una esplorazione a 360 gradi della sua poliedrica attività, inquadrata nel vivace contesto storico in cui essa maturò e si espresse, tra la fine dell’Ottocento e gli "anni del consenso" al fascismo.

leggi di più 0 Commenti