Arte e cultura

San Francesco Orante di Girolamo Muziano


 

Venerdì 14 ottobre ore 10,30 - Complesso Monumentale Tor Tre Ponti (Via Appia km 66,400 – Latina).

 

La Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta Onlus, nell’ambito delle sue finalità istituzionali è impegnata anche nel mantenimento dei beni trasmessi dalla Fondatrice Donna Lelia Caetani.

 

Una specifica attenzione viene riservata ai dipinti, usualmente conservati in ambienti monumentali ed esposti alla visione dei visitatori.

 

Tra i dipinti restaurati di recente ve ne è uno esposto nel Castello Caetani di Sermoneta, raffigurante un San Francesco Orante, che, all’occhio del tecnico restauratore, ha rivelato una ottima mano di Artista, individuato in Girolamo Muziano, un pittore nato nel bresciano, attivo nel Cinquecento romano.

 

Allo scopo di illustrare ad un più ampio pubblico i caratteri del dipinto e la sua importanza, la Fondazione presenterà il restauro eseguito dalla dottoressa Gabriella Gaggi, il giorno venerdì 14 ottobre, dalle ore 10,30 presso il Complesso Monumentale Tor Tre Ponti (Via Appia km 66,400 – Latina).

 

L’esposizione sarà limitata al solo giorno sopra indicato, prima che il quadro venga ricollocato nella sua sede di provenienza.

 

Nel corso della presentazione la dottoressa Gaggi illustrerà il dipinto e le tecniche di restauro utilizzate, e lo storico dell’arte Vincenzo Scozzarella inquadrerà l’attività artistica del pittore.

 

Ingresso libero.

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Lelia Caetani. Un ideale ritorno a Parigi


di Azzurra Piattella, Consigliere Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta onlus

Notturno Parigino. Restaurant La Coupole, 1933 Olio su tela (Caetani / inv. FCC 138)
Notturno Parigino. Restaurant La Coupole, 1933 Olio su tela (Caetani / inv. FCC 138)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poco più di un secolo fa, per la precisione centotrè anni or sono, proprio in questi primi giorni d'autunno, Marguerite Chapin scriveva da Parigi alcune lettere a suo cognato Gelasio per renderlo partecipe della immensa gioia generata dalla sua prima maternità. Era nata Lelia Caetani. Nella cosmopolita ville lumière d'inizio Novecento, la bella e colta americana era giunta poco più di un decennio prima per studiare canto e nella stessa città aveva conosciuto il suo futuro consorte, il musicista Roffredo Caetani. Sarebbe superfluo sottolineare ancora una volta le caratteristiche di quella straordinaria fucina di talenti e le peculiarità di quel contesto artistico internazionale nel quale crebbe la piccola amatissima Lelia Caetani (Parigi, 4 ottobre 1913 – Hedingham Castle, 11 gennaio 1977).

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San Filippo Neri e la Famiglia Caetani

di Anna Di Falco,  Architetto, progettista del restauro


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Ninfa

di Philippe Jaccottet

traduzione di Leone D'Ambrosio




L’amicizia tra due poeti. Quella tra Leone D’Ambrosio di Latina, ma con origini marsigliesi, e Philippe Jaccottet, uno dei più grandi poeti francesi vivente. Un’amicizia nata per caso. D’Ambrosio invia la sua raccolta di poesie “Ce n’est pas ancore l’adieu”, pubblicata in Francia da Encres Vives, e Jaccottet gli risponde con un bel giudizio critico. Anzi, nella sua lunghissima lettera gli parla di un suo viaggio in Italia per incontrare Giuseppe Ungaretti e di Ninfa. Il ricordo di Ninfa, “dell’autista della principessa Marguerite C. che lo attendeva alla stazione di Latina”,  per il più rappresentativo poeta francese, oggi 87enne, che vive a Grignan, nella Drôme, nel sud della Francia,  nonostante siano passati più di sessant’anni è rimasto sempre vivo. 

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Il bel ritratto di Ofelia Zenoni Fabiani, finora inedito e ancora privo di una valida attribuzione, è stato recentemente oggetto di un restauro conservativo

di Gabriella Gaggi, la restauratrice


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La chiesa e le pitture rupestri della grotta di San Michele Arcangelo sopra Ninfa

di Lucia Milanesi, storica dell'arte


Grotta di San Michele Arcangelo sopra Ninfa, Traditio Legis (M. Barosso)
Grotta di San Michele Arcangelo sopra Ninfa, Traditio Legis (M. Barosso)

A pochissima distanza da Ninfa, si trova la grotta di San Michele Arcangelo con i resti del monastero di Santa Maria di Monte Mirteto. La breve ed intensa storia dell’intero complesso è nota grazie ad una serie di documenti conservati nell’archivio di Santa Scolastica a Subiaco, che indicano il 25 luglio del 1183 la data in cui papa Lucio III per mano di Pietro, vescovo di Segni, consacra la grotta in chiesa, dedicandola al culto di Sant’Angelo, retta ed amministrata dal clero della città di Ninfa. La fama e la venerazione fu tale che dopo appena 33 anni dalla consacrazione della grotta si procedette alla costruzione dell’annesso monastero di Santa Maria di Monte Mirteto grazie a Ugolino dei Conti di Anagni, vescovo di Velletri e futuro Gregorio IX. Cominciò per la badia una vera e propria fase di espansione ed il rilievo assunto nel corso degli anni fu tale che quasi le sorti dello stesso si imponevano all’attenzione di pontefici, imperatori e Re. Con la sede avignonese del papato, iniziarono però per la badia di Monte Mirteto, come per le altre nel territorio pontino, momenti di ristrettezze. Tuttavia per la badia ninfana continuò un periodo abbastanza florido e tranquillo, dovuto al dominio, non sempre costante, sul territorio della famiglia Caetani. Al progressivo declino della badia nel 1432 farà seguito la sua completa annessione al monastero di S. Scolastica a Subiaco. 

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I pittori sermonetani. Girolamo e Tullio Siciolante a Cisterna

 di Libera Marta Pennacchi, Storica dell'arte


Pala di Girolamo e Tullio Siciolante - Foto Soprintendenza BSAE Lazio
Pala di Girolamo e Tullio Siciolante - Foto Soprintendenza BSAE Lazio

Nel volume Fondi e la committenza Caetani nel Rinascimento Atti del convegno (Fondi, 24 maggio 2012), edito dalla Soprintendenza BSAE del Lazio (vedi scheda bibliografica), è presente anche un breve intervento di chi scrive dedicato alla pala di Girolamo e Tullio Siciolante per la chiesa cisternese di Sant’Antonio Abate. La chiesa, come è noto, fu costruita nel XVI secolo per volontà di Bonifacio Caetani - appartenente al ramo sermonetano del casato -, che fu artefice della renovatio cinquecentesca di Cisterna ove aveva stabilito la propria residenza edificando il palazzo baronale con l’ampliamento della preesistente rocca medievale. La chiesa di Sant’Antonio e l’annesso convento subirono tuttavia radicali trasformazioni nei secoli successivi, perdendo la connotazione religiosa dei luoghi fino alla conversione nel XX secolo in un impianto industriale per la molitura dei cereali, il mulino Luiselli, nome con il quale è tuttora comunemente identificato il complesso.

 

Fonti antiche permettono comunque sia di ricostruire gli apparati decorativi e pittorici delle cappelle e dell’intera chiesa, sia di determinare l’entità degli arredi religiosi e delle opere d’arte mobili, quadri particolarmente, presenti nell’edificio ecclesiastico. L’indagine delle carte d’archivio offre inoltre la dimensione del cospicuo intervento del pittore Girolamo Siciolante, che si occupò anche di selezionare e scegliere gli arredi sacri. Purtroppo però gran parte degli oggetti e delle opere d’arte sono andati perduti, o la loro attuale identificazione e collocazione è a noi sconosciuta, ad eccezione di alcuni. L’altare maggiore fu infatti salvato da Gelasio Caetani nei primi anni del Novecento, recuperandolo dal degrado in cui versava l’edificio per donarlo alla chiesa di Tor Tre Ponti dove tuttora si trova.

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Ninfa rivisitata

 di Giorgio Bassani


La rara pianta orientale d’un bello e ricco

rosso focato all’agguato subito dietro la svolta

d’un sentiero là a Ninfa pari in tutto a una belva

non meno elegante che sanguinaria

ne ha fatta della strada durante gli ultimi

quindici anni dal minimo

cespo in vaso

che era!

 

È venuta su sviluppando al massimo il vello paludandosene

come d’un mantello di gran classe

che lascia appena intravedere

sotto

le sdutte nere sembra attorte i bui

lunghi muscoli pronti

al balzo

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L'archivio storico della famiglia Caetani

 di Caterina Fiorani, Direttore dell’Archivio della Fondazione Camillo Caetani, Roma



L’archivio Caetani nacque e venne custodito sino al XVIII nella torre del castello di Sermoneta, centro del potere della Famiglia. Quando il duca Francesco V (1738-1810) acquistò il palazzo romano delle Botteghe Oscure, vi trasferì l’intero archivio, salvandolo, per una intuizione provvidenziale, dall’invasione e dal saccheggio che Sermoneta subì nel volgere di pochi anni da parte delle truppe francesi. Una volta stabilitisi a Roma, i Caetani dovettero ravvisare la necessità di ripensare a fondo l’ordinamento originario dell’archivio, che certamente aveva subito duri colpi dall’incremento cospicuo delle carte e soprattutto dal disordine causato dall’avventuroso ma opportuno trasferimento.

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