STATUTA POPULI SERMONETANI


Riproduzione anastatica dell'originale del XVI secolo conservato presso l'Archivio Storico della Fondazione Camillo Caetani in Roma. 

 

PREFAZIONE

di Pier Giacomo Sottoriva, Presidente Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta onlus

 

Una terra antica come quella di Sermoneta non può non attribuire agli Statuti che le furono assegnati una grande parte della sua stessa nobiltà. Regolare la vita di una società con uno Statuto - ossia una carta che statuisse i principi e gli organi istituzionali con i quali la comunità doveva essere amministrata, gli obblighi che le incombevano ed anche gli eventuali privilegi che il signore feudale le attribuiva - non rappresenta per noi che viviamo una diversa vita comunitaria un esempio di democrazia. Si trattava di norme spesso imposte e non contrattate, ma non tutte le comunità medievali ebbero Statuti antichi come Sermoneta. Essi rappresentavano il titolo di riconoscimento della importanza che quella comunità aveva per il signore che la amministrava o la dominava. Ma, a volte, erano anche il risultato di richieste fatte al signore e manifestate dalla cittadinanza come universitas o dai suoi rappresentanti in modi vari: con l’ubbidienza, con la fedeltà, ma anche con la ribellione e il pagamento di tributi cruenti. 

Sermoneta è una di queste aggregazioni, e la Fondazione Roffredo Caetani non poteva non riconoscere agli Statuti che ne regolarono la vita per alcuni secoli l’importanza documentaria, storica, istituzionale che essi rappresentarono. Questa è la ragione che ci ha spinti a ripubblicare, in edizione anastatica, la copia degli Statuti di fine Quattrocento-primissimo Cinquecento che la consorella Fondazione Camillo Caetani conserva nel suo ricco archivio gentilizio romano. Perché questi Statuti e non quelli che li precedettero? 

Si può rispondere dicendo che questi Statuti cinquecenteschi di Sermoneta - a differenza dei precedenti - sono ancora inediti e che il codice si presta ad una edizione in anastatica per la migliore leggibilità. Ma a noi interessava anche far conoscere ad un pubblico più vasto il reale spessore della storia caetanesca in quella Sermoneta, che spesso, anche per banali motivi di rappresentazione e di semplificazione filmica, alcuni liquidano semplicisticamente parlando di storia “mista” della famiglia Caetani e della famiglia Borgia. In realtà i Borgia di papa Alessandro VI sono stati signori di Sermoneta soltanto per un brevissimo periodo, tra il 1499 e il 1503, dopo una operazione di pura matrice politica che portò il pontefice, che non aveva i Caetani tra le famiglie amiche, a spossessare gli avversari con la forza del “suo” personale potere e a privarli del feudo e dei connessi beni. Fu un periodo brevissimo, certo, ma ne va riconosciuta la intensità, direi anche la spietata intensità: in quei pochi anni il castello di Sermoneta venne ampiamente modificato, diventando una macchina da guerra ancor più difesa di quanto prima non fosse; in quegli anni sparì dalla grande area della Piazza d’Armi del castello la chiesetta-mausoleo funebre che custodiva le ossa di alcuni dei Caetani: la chiesa fu demolita, i sepolcri svuotati, le ossa disperse. Era la cruda logica del potere esercitato fino alla damnatio della altrui e avversa memoria. E fu un periodo nel quale - era l’anno 1501 - Lucrezia Borgia concesse a Sermoneta un nuovo Statuto, che oggi porta comunemente il suo nome. 

II crollo dei Borgia dopo la morte di Alessandro VI portò al ripristino dell’antico potere dei Caetani, che furono reinvestiti del feudo e dei beni loro sottratti. A significare e distinguere un potere cessato e quello che si reinsediava, Guglielmo Caetani riconobbe implicitamente l’importanza dello Statuto che oggi qui si pubblica, confermandolo, ma apportandovi alcune variazioni che erano il segno della novità, ma soprattutto la dimostrazione del potere riacquisito. L’edizione che qui si propone in anastatica è conservata nell’originale nel formato di circa centimetri 28 per centimetri 20,6, leggermente ridotto nella edizione presente. 

Questo codice dai fogli in pergamena, scritto in bella grafia antica e fregiato di straordinari ornamenti grafici, viene pubblicato dalla Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta onlus nella ricorrenza dei primi 45 anni dalla sua istituzione, in omaggio agli scopi che il suo Statuto le attribuisce: quelli di far conoscere la storia della Famiglia dalla quale è nata e dei territori nei quali oggi opera con ben altro spirito di cooperazione culturale per valorizzare il ricco patrimonio di memorie e di storia della comunità, la cui vita si è svolta per secoli all’insegna della Caietana Domus. 

GLI STATUTA POPULI SERMONETANI VOLUTI DA LUCREZIA BORGIA, ESPRESSIONE DI UNA SIGNORIA "RIFORMATRICE"
di Giovanni Pesiri, Consigliere della Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta onlus

 

Gli Statuta Populi Sermonetani voluti da Lucrezia Borgia, espressione di una signoria “riformatrice” 

Il breve dominio dei Borgia su Sermoneta (ottobre 1499 - agosto 1503) fu un’esperienza per certi aspetti traumatica, ma aprì anche una parentesi di novità in quel territorio della Marittima ormai avvezzo al plurisecolare dominio dei Caetani1

Alessandro VI eliminò rapidamente i suoi avversari decretando, il 22 settembre 1499, la scomunica di Giacomo e Guglielmo Caetani e la confisca del feudo; pochi mesi dopo lasciò morire il protonotario Giacomo in Castel Sant’Angelo2. Dopo due incursioni delle truppe pontificie, rafforzate dalle milizie di Velletri, il papa piegò le resistenze locali e intorno al 12 ottobre 1499 occupò con un presidio di soldati spagnoli3 il castrum Sermoneti, dove s’insediò come governatore il commissario pontificio Geremia Contugi di Volterra, vescovo di Assisi, persona legata alla cerchia di Francesco Soderini - vescovo di Volterra, poi cardinale con l’appoggio di Cesare Borgia4 - e alla curia romana, dalla quale ebbe incarichi diplomatici e uffici nell’amministrazione periferica dello Stato5. Alla durezza del papa verso i Caetani fece da contrappunto la benevolenza verso i sermonetani e i bassianesi, che mirava evidentemente a spezzare il legame di solidarietà tra gli ormai estromessi baroni e i loro vassalli, rinsaldatosi nel corso delle ultime contese territoriali contro i setini6. Dopo il 12 ottobre Alessandro VI pose in essere una serie di provvedimenti molto ben accetti, se non addirittura sollecitati. 

Con bolla del 15 ottobre 1499 dispose che i benefici ecclesiastici di Sermoneta, Bassiano, Ninfa e Norma fossero “sempre” conferiti a chierici del luogo: un atto che veniva incontro alle aspettative dei maggiorenti locali, interessati ad eliminare la concorrenza esterna nell’accesso alla carriera ecclesiastica7. La concessione alessandrina consegnò alle “civili famiglie” sermonetane le prebende canonicali di S. Maria Assunta (13 beneficiati) e di S. Michele Arcangelo (9 beneficiati), nonché delle numerose altre chiese e cappelle, prerogativa che sarà gelosamente difesa nei secoli a venire8.

 Il 16 ottobre 1499 fu accordata per quattro anni ai castelli di Sermoneta e Bassiano la riduzione di un terzo della tassa camerale del “sale a grosso”; Sermoneta beneficiò, inoltre, dell’esenzione quadriennale dalla tassa del “sale e focatico” dovuta alla Camera Urbis9. Il pontefice era ben informato degli umori dei nuovi vassalli e della loro renitenza al pagamento degli oneri fiscali: dai registri degli esattori camerali emerge, infatti, che dopo il 1451 Sermoneta si sottrasse con ogni mezzo all’obbligo di pagare per il “sale e focatico” e che, insieme a Bassiano, versava con poca puntualità quanto dovuto per il “sale a grosso”, tributo camerale ben più oneroso istituito a metà del secolo10

Nel quadro dell’accorta linea politica di pacificazione degli animi e di costruzione del consenso si inserisce anche la rapida chiusura del contenzioso tra sermonetani, bassianesi e setini sull’uso dei territori controversi. Il tempestivo intervento del commissario Geremia Contugi portò all’accordo stipulato il 6 gennaio 1500 a Roma, presenti il papa, lo stesso Geremia e il cardinale Giovanni Lopez, protettore della terra di Sezze: le comunità di Sermoneta, Bassiano e Sezze diedero al commissario il mandato di far eseguire la sentenza pronunciata il 17 giugno 1499 e ratificata dal pontefice prima dello scoppio delle ostilità11. Tra i procuratori di Sermoneta compaiono il discretus vir Piacentino de Sanctis (più propriamente de Santris) di Amelia, già cancelliere dei Caetani, e i notai Antonio Quatrassi e Pietro notarii Antonii, due delle figure più autorevoli della comunità; Bassiano era rappresentata dai notai Giovanni Magnacarne e Giovanni Cifra12

Il 12 febbraio 1500 si aprì formalmente una seconda fase nel dominio borgiano di Sermoneta, che fu venduta per 80.000 ducati d’oro a Lucrezia Borgia, duchessa di Bisceglie e principessa di Salerno, rappresentata dal procuratore Guglielmo Ramundo de Borgia13

Nei primi tempi della nuova signoria non sembrano verificarsi mutamenti di rilievo: il governo del feudo restò al “commissario” Geremia Contugi, il quale aggiunse al titolo di commissario pontificio quello di luogotenente di Lucrezia Borgia e in tale veste, l’8 aprile 1500, confermò l’atto con cui maestro Abramo di Mosè, ebreo di Sermoneta, aveva ceduto a Pietro notarii Alexandri una casa, due botteghe, un casale in contrada “Li Sandaccioni” e due vigne per la somma di 250 ducati di carlini14. Questa vendita aggiunge il tassello mancante a una vicenda in parte già nota: in passato Nicola Caetani († 1494) aveva confiscato un casale ad Abramo di Mosè concedendolo al conte palatino Stefano magistri Cicci. Abramo, dopo averne ottenuto la restituzione dal luogotenente di Lucrezia Borgia, decise di vendere in blocco le sue proprietà e di abbandonare Sermoneta in vista di un prossimo ritorno dei Caetani; nel 1515 Guglielmo Caetani restituì il casale ai figli di Stefano magistri Cicci per ricompensarne la fedeltà e affermò che quel bene era stato indebitamente reso dai Borgia al vecchio proprietario15. L’amministrazione borgiana riconobbe, invece, la validità delle ragioni addotte dall`ebreo e tale atteggiamento di equità e comprensione giunse al punto di agevolargli la vendita di tutti i beni in Sermoneta e il trasferimento in una località più sicura. 

Non si tratta del solo caso in cui il luogotenente di Lucrezia Borgia si discostò dalle decisioni assunte dai Caetani, dando ascolto alle suppliche di vassalli che pensavano di essere ingiustamente gravati: anche Giovanni di Bartolomeo Ritii ebbe 20 “tinelli” di terra come risarcimento (pro recompensa et restauratione) per una casa tolta al padre da Onorato III Caetani, quindi più di vent’anni prima, «nulla iusta causa precedente, set de facto». L’appezzamento gli fu consegnato dal notaio Antonio Cifra di Bassiano, allora “tesoriere e esattore degli introiti” di Lucrezia Borgia16

È difficile valutare se questi due episodi, per ora isolati, siano espressione di una linea programmatica di Lucrezia - o, meglio, dei Borgia - tesa ad accreditare la nuova signoria come l’avvento di una “giustizia giusta” e ad accentuare, anche sotto questo profilo, lo scarto rispetto al governo dei Caetani. Ma il risultato più significativo, e non effimero, del brevissimo dominatus di Lucrezia Borgia riguarda proprio il tema della certezza del diritto: la revisione delle consuetudini e delle leggi locali, culminata nell’emanazione di una nuova carta statutaria. 

In calce all’elegante codice degli Statuta populi Sermonetani, che anche nella cura formale manifesta l’intento di distinguersi dal passato, si vedono le tracce della formula «Ita sancimus ex certa scientia. / Lucretia de Borgia manu propria», che Guglielmo Caetani fece eradere insieme agli stemmi dei Borgia e alle parti del testo da lui non approvate17. La sottoscrizione autografa di Lucrezia fu “decifrata” nel 1930, con l’ausilio dei raggi ultravioletti, da Gelasio Caetani e Cesare Ramadori i quali annotarono la loro scoperta nel successivo foglio bianco18. Non vi sono, peraltro, motivi per non collocare la redazione e l’emanazione del nuovo statuto durante la signoria di Lucrezia Borgia (12 febbraio 1500 - 17 settembre 1501); in caso contrario il codice recherebbe l’approvazione del cardinale Francesco Borgia tutore del duca appena subentrato, Rodrigo d’Aragona19. L’inizio del vero e proprio lavoro di revisione statutaria può collegarsi con l’arrivo del nuovo “luogotenente” di Lucrezia Borgia, finora sconosciuto, il dottore in utroque iure Malatesta Gabuzzi di Montalboddo (l’attuale Ostra, nelle Marche). È stato possibile individuarlo grazie ai protocolli notarili sermonetani, che ne attestano la presenza a Sermoneta - come gubernator et locumtenens di Lucrezia Borgia, poi del duca Rodrigo Borgia - dal 21 febbraio 1501 al 24 marzo 150320. Nella rasura del codice statutario si riesce a leggere sia la qualifica iuris utriusque doctor che il riferimento alla legum peritia, cancellati da Guglielmo Caetani, perché tali requisiti non erano quelli del suo luogotenente, Maurizio Boccarini di Amelia21

Da una sommaria indagine risulta che Malatesta Gabuzzi, esponente del patriziato marchigiano, alternò l’attività forense all’espletamento di cariche amministrative; la sua nomina a governatore di Sermoneta potrebbe aver attinenza con i rapporti che lo legavano, come il suo predecessore Geremia Contugi, all’entourage di Francesco Soderini e, forse, a Cesare Borgia. È ricordato come luogotenente del governatore di Cesena (gennaio 1504)22; nel maggio 1505 era governatore (o podestà) di Forlì23. Tra le carte superstiti della famiglia Gabuzzi sono rimaste due lettere relative a Malatesta: nella prima (24 novembre 1511) i priori di Urbisaglia (Macerata) gli confermano l’incarico di advocatus della comunità presso la curia generale della Marca, con sede in Macerata; l’altra (22 febbraio 1514) - da lui scritta ex castro Marthe (Viterbo), dove forse risiedeva come governatore baronale - è diretta al figlio Marco Antonio, allora a Roma come magister domus del cardinale Francesco Soderini24

Per la revisione statutaria il giurista Malatesta Gabuzzi, luogotenente generale di Lucrezia, presiede una commissione di cinque cittadini designati dai consiliarii dell’università di Sermoneta, quattro dei quali sono certamente notai; i loro nomi furono erasi dal codice borgiano e sostituiti con altri da Guglielmo Caetani, tranne quelli dei notai Antonio Quatrassi e di Nicodemus; il cognome o patronimico di quest’ultimo sembra essere stato eliminato per lasciare spazio all’inserimento di Pietro Alexandri.

Il proemio borgiano degli Statuta populi Sermonetani, per quanto un’ampia lacuna ne comprometta la piena comprensione, propone il nuovo statuto come un risultato innovativo, uno sforzo di far chiarezza nella stratificazione di ordinamenti e consuetudini locali di Sermoneta (il corsivo è nostro): «adhibitis ex opido prudentioribus et nonnullis aliunde accersitis sapientibus, compendiosas has leges describi et promulgari curavimus, quibus digna honorum habetur ratio et improborum conquisitio non negligitur, lites dirimuntur, sedantur discordie, seditiones comprimuntur, consulitur humilioribus, imbecillioribus subvenitur, magistratus ordinantur vicissim et munera, que confusa erant, omnia pulcherrima distribuuntur serie; verus Deo cultus regnanti honos et obedientia, magistratibus reverentia, minoribus obsequium, parentibus pietas, fratribus dilectio, concivibus caritas, externis humanitas. Quas igitur sanctas inviolabilesque fore edicimus»25

Il senso del preambolo, al di là della ridondanza tipica dei testi giuridici, diviene più chiaro se si tiene presente la produzione statutaria di Sermoneta, caratterizzata, ancora nel Quattrocento, dalla disomogeneità tipica degli statuti castrensi laziali duecenteschi e trecenteschi, dal sovrapporsi di modifiche (degli anni 1304, 1412, 1427, post 1427) e integrazioni al testo base elaborato sotto gli Annibaldi nel 1271. Se si considerano, poi, i mutamenti intervenuti per consuetudine e non codificati, è ragionevole credere che alla fine del XV secolo tale accumulo di norme apparisse a molti farraginoso e bisognoso di sistemazione26

Del resto, la funzionalità e modernità del lavoro di rielaborazione della normativa locale in un corpus organico strutturato in cinque libri viene, di fatto, riconosciuta dallo stesso Guglielmo Caetani, la cui revisione lascia praticamente inalterato l’impianto dello statuto borgiano27; i suoi interventi nei libri dedicati alla giustizia riguardano in prevalenza le pene pecuniarie, che vengono di solito attenuate, la limitazione di quelle corporali, i casi in cui l’entità della sanzione è demandata alla discrezionalità del giudice28

Il testo è articolato in cinque libri, secondo il modello degli statuti delle città29. Il primo libro obbedisce al bisogno di razionalizzare e meglio articolare, partendo dall’antiqua consuetudo, la struttura amministrativa: al vertice rimane il massimo rappresentante del signore o del suo luogotenente30, cioè il capitaneus, che nel semestre del suo mandato esercita la funzione di giudice, controlla l’ordinato svolgersi dell’amministrazione comunitativa, ha la responsabilità dell’ordine pubblico; deve aver compiuto 35 anni ed è espressamente vincolato al giuramento di osservare e difendere «omnia iura municipalia et consuetudines dicte terre»31

Nell’organigramma borgiano, il capitaneus è affiancato dal notaio «criminalium, extraordinariorum et dampnorum datorum», forestiero e da lui scelto e stipendiato, il quale redige gli atti delle cause criminali e miste, ma indaga su tutti i maleficia commessi nella città e nel territorio, denunciandoli alla curia. La competenza del notarius maleficiorum riguarda, inoltre, le frodi commerciali, la vigilanza sulla città, la custodia dei coltivi, l’igiene, le acque, nonché il perseguimento dei “danni dati”, settore in cui opera a suo favore la preventio cum aliis officialibus32. Si tratta, insomma, di un’ulteriore forma di controllo e repressione della delinquenza, che interferisce nella sfera di azione pertinente agli altri ufficiali della comunità33, non esclusa quella del socius miles nominato dal capitaneus per dare esecuzione agli atti giudiziari, mantenere l’ordine pubblico e indagare sui reati34

Di nomina signorile e sermonetano rimane, invece, il notaio delle cause civili35. Le modifiche borgiane al vecchio ordinamento, fondato sulle figure di un iudex (poi capitaneus) e di un notarius curie, non incontrano il pieno gradimento di Guglielmo Caetani. Questi preferisce unificare tutte le funzioni della cancelleria giudiziaria nella persona di un solo notaio - il notarius bance, maleficiorum, extraordinariorum et damnorum datorum - scelto direttamente dal dominus tra i cittadini di Sermoneta, e istituisce due socii milites, anziché uno, pure di nomina signorile36

In materia di amministrazione della comunità, lo statuto borgiano riporta, a quanto è dato sapere, la prima notizia sulla procedura seguita nell’elezione dei 12 consiliarii, che secondo la riforma statutaria del 1304 era effettuata ogni sei mesi dal popolo di Sermoneta. I consiglieri uscenti designano 4 mediales, i quali scelgono 12 uomini, uno per ogni decarcia, che saranno i consiglieri del semestre successivo, dopo l’approvazione del signore o del suo luogotenente37. Il testo cita ancora una volta l`antica consuetudine (antiquam consuetudinem imitantes), di cui non sembra curarsi Guglielmo Caetani, quando decide che siano eletti 24 uomini, due per decarcia, tra cui il dominus sceglierà i 12 nuovi consiglieri. Si ha la sensazione che i Caetani, di fronte a una norma 

innovativa, vogliano assicurarsi, attraverso la facoltà di selezione dei consiliarii, almeno un margine di discrezionalità nella nomina dei rappresentanti di una comunità le cui prerogative erano divenute meno vaghe anche per effetto della codificazione borgiana38. Sebbene resti dubbia l’attribuzione di una simile riforma, il passaggio dal meccanismo dell’elezione diretta dei consiglieri da parte degli homines Sermineti a quello della cooptazione effettuata dal consiglio uscente, tramite i 4 mediales, permette a una ristretta élite di controllare il massimo organo rappresentativo della comunità. Il fatto che Lucrezia Borgia abbia favorito questo processo è in armonia con la politica di apertura ai maggiorenti locali, funzionale al consolidamento della nuova signoria. 

Una novità introdotta dai Borgia si può ritenere il capitolo che disciplina l’attività dei notai per garantire una solida fides ai loro atti: l’erarius del signore ha l’obbligo di vigilare sulla corretta tenuta dei protocolli notarili apponendovi un sigillo di autenticità e annotando su un registro il numero delle carte di ciascun protocollo e la data di apposizione del sigillo. Inoltre, ogni mese deve controllare la regolarità della trascrizione degli atti nei protocolli, funzione demandata anche al capitaneus39

Tra le innovazioni borgiane dovrebbe inserirsi anche la norma che impone alla comunità di assumere un ludi magister. In tal senso ci orienta l’emendamento dettato da Guglielmo Caetani, che espunge le ultime quattro righe e aggiunge che il salario del maestro verrà contrattato tra le parti («prout melius inter eos conveniri poterit»)40, anziché far riferimento a una precedente consuetudine in materia; invece, nella correzione al capitolo concernente il predicatore, Guglielmo approva che questi sia pagato «ut hactenus extitit consuetum»41

Particolare cura viene dedicata dallo statuto ai problemi di gestione del territorio: si attribuisce, ad esempio, grande rilievo ai compiti dei 4 curatores aquarum (o aquaroli), eletti dal consiglio, che presiedono alla manutenzione di fiumi e fossi. A differenza di quanto disposto per gli altri ufficiali della comunità, il loro mandato dura un anno, invece di sei mesi, evidentemente per garantire maggiore continuità ed efficacia all’opera di tutela del complesso e delicato equilibrio idrico del comprensorio; una modifica non accettata da Guglielmo Caetani, che ripristinerà la durata semestrale42

Non è peraltro sfuggita la validità e, in parte, la novità per Sermoneta delle disposizioni riguardanti l’igiene, il decoro, l’ordinato sviluppo edilizio del castrum, il commercio e l’agricoltura43

A Lucrezia Borgia è attribuibile anche il noto capitolo «De plantandis vel inserendis arboribus», secondo il quale ogni proprietario di vigna, orto o campo deve piantare o innestare annualmente quattro diversi alberi da frutto, appartenenti a determinate specie. Il preambolo alla parte dispositiva del capitolo, nella sua solennità ed eleganza stilistica, richiama un editto del signore di Sermoneta più che una norma scaturita dal comune sentire del popolo sermonetano: 

«Quia nichil est homini laudabili exercitio accommodatius et ad maiorum nostrorum consuetudinem prospicientes, qui omnium virtutum studia amplexati agriculturam ceteris preponendam censuerunt, ut et sibi et alteri seculo prodessent, ut igitur populum nostrum Sermonetanum ad tam veterem, laudabilem et necessariam consuetudinem ac honnestum <così> exercitium revocemus, ne eorum vita absque memoria et sine posterum <così> suorum usu et commoditate pertranseat utque fructiferarum arborum fructus et genus propagentur, qui si non renoventur brevissimo temporis intervallo ut penitus corruant necesse est, statuimus et ordinamus ut quicumque de dicta terra nostra habens vineam, ortum <così> vel agrum […]»44

La norma, giudicata inutile dai Caetani45, sembra voluta proprio da Lucrezia Borgia per incrementare la frutticoltura e per estenderne l’area di produzione ai terreni seminativi, aggiungendo altre varietà a quelle (noci, fichi, ciliegie, pere, pomarance) per cui Sermoneta era già rinomata e che fino allora si coltivavano «in pomariis et hortis» suburbani46. Studi recenti hanno messo in crisi l’immagine topica di una Lucrezia Borgia vittima passiva delle scelte politiche dei Borgia, evidenziandone le caratteristiche di donna «molto prudente e più abile a sbrigare gli affari correnti che a divertirsi», come scriveva nel 1501 un corrispondente romano di Ercole I d’Este47. Tra le sue qualità misconosciute è emerso, oltre alla competenza negli affari di governo, un talento imprenditoriale nel campo agricolo che la figlia di Alessandro VI poté mettere a frutto dal 1513 in poi, investendo l’eredità pervenutale dal figlio Rodrigo d’Aragona in opere di bonifica idraulica nel Ferrarese, con la creazione di aziende agricole e di allevamenti in grado di assicurarle notevoli guadagni48. Il capitolo dello statuto sermonetano dedicato alla frutticoltura potrebbe essere letto come una prima manifestazione della sensibilità di Lucrezia per le questioni agricole. 

Mentre la normativa precedente dedicava alle tematiche femminili solo quattro rubriche, nello statuto borgiano di Sermoneta ben tredici capitoli si occupano dell’argomento «forse per una maggiore sensibilità al problema della donna e per l’influsso del diritto delle città vicine ‘esportato’ da podestà e personale giuridico particolarmente preparato»49

Lo statuto di Lucrezia Borgia legifera, probabilmente per la prima volta a Sermoneta, riguardo agli ebrei del luogo; segno che essi, ormai da tempo radicati nel tessuto sociale di Sermoneta, sono ancora una realtà consistente e stabile50: nel capitolo «De raptu mulierum, stupro, incestu et adulterio» si prevede una forte multa per i cristiani che hanno rapporti carnali con donne ebree e per analoghi comportamenti degli ebrei con donne cristiane. Alla punizione sfuggivano solo i celibi e le nubili che abbandonavano l’ebraismo e sposavano la controparte cristiana coinvolta nel reato51; sembra perciò ipotizzabile che questa norma avesse il fine di incentivare la conversione degli ebrei al cristianesimo. L’altra disposizione - integralmente recepita da Guglielmo Caetani - riprende il tradizionale divieto di dare balie cristiane a bambini ebrei e viceversa52

Come è stato già notato, l’avvento dei Borgia non poteva incidere negativamente sulle condizioni della colonia ebraica sermonetana, data la benevolenza dimostrata da Alessandro VI verso questa minoranza; e, in effetti, nei protocolli notarili esaminati non sono rari i riferimenti a ebrei, che esercitano il prestito su pegno, commerciano in pellame, coltivano terreni, vendono botteghe, fondi o case53. I personaggi su cui si hanno più informazioni sono David magistri Angeli e il medico Emanuele Danielis. Il primo, in un testamento del 28 agosto 1503, dispone legati per le sinagoghe di Sermoneta, Velletri, Marino e per la Schola Templi di Roma; cita il fratello Lustro, i figli Angelo, Bonaventura e Pacientia, la moglie Sarella, figlia di Raffaele di Manuele di Aversa, che gli ha portato in dote 300 ducati di carlini54. A Emanuele Danielis, invece, viene affidato nel luglio 1504 l’ingrato compito di curare i malati di peste fuori le mura di Sermoneta («deputatus et conductus mercede ad curandum infirmos extra terram Sermonete propter contagionem pestis in presenti vigentis Sermoneti»). Il 20 luglio Emanuele detta le sue ultime volontà, con cui destina 7 ducati alla schola hebreorum di Sermoneta, 10 ducati al cugino Leutius Lustri di Anagni e nomina eredi universali la moglie Marchesana Danielis de Mantua e i figli Daniele e Abramo; in caso di morte dei figli ed eredi, prevede legati per i parenti (Leutius, la cugina Annucciola Vitalis, la zia Perna Signorecti) e destina il resto dei beni alla sorella Perna e ai figli, ai quali assegna come tutori i suoi zii David e Lustro magistri Angeli. Ha contratto debiti - alcuni ex causa mutui o per acquisto di pellame - verso cristiani, tra cui l’arciprete di S. Maria e l’imprenditore Antonio Setie; al contrario, vanta diversi crediti per cure mediche prestate55

Le statuizioni emanate da Lucrezia Borgia non condizionano la libertà di azione degli ebrei sermonetani, limitandosi a ribadire alcune tradizionali disposizioni del diritto canonico56; non pare si possa escludere che il loro inserimento nel codice statutario sia un riflesso dell’attività di predicazione svolta dagli Osservanti, insediati da alcuni anni nel convento di S. Francesco57

Dagli aspetti finora considerati risalta il valore fondamentale dello statuto borgiano nella vicenda del dominio signorile su Sermoneta, sia come momento chiave della riorganizzazione giuridica e istituzionale castrense, sia come snodo di transizione da un dominatus di carattere privatistico-patrimoniale a una signoria giuridicamente connotata dalle prerogative della sovranità58. Mi sembra però necessario fermare l’attenzione anche sul modo in cui fu attuata questa operazione, che ebbe come teatro principale proprio Sermoneta e come attori il locumtenens Malatesta Gabuzzi di Montalboddo, dottore in utroque iure e fido servitore di Lucrezia Borgia, al quale si deve il documento base, elaborato con l’ausilio di Piacentino de Santris, dei notai Antonio Quatrassi e Pietro notarii Antonii e di altri esponenti della élite locale, depositari dell’esperienza giuridica e amministrativa maturata al seguito dei Caetani e nella trattazione degli affari della comunità. 

Alcune oscurità o incongruenze del testo sono imputabili alla rapidità con cui la commissione condusse i suoi lavori, che durarono circa un anno e terminarono con la revisione finale ad opera di Lucrezia Borgia e dei suoi consulenti. Un’analisi complessiva e puntuale del codice statutario, anche sotto l’aspetto stilistico, potrebbe mettere a fuoco le peculiarità del contributo borgiano alla riorganizzazione dello “Stato” di Sermoneta e i modi in cui anche su questo piano la nuova signoria si confrontava con la precedente. Grazie alle moderne tecnologie si aprono spiragli per la lettura dei brani nascosti - ma non del tutto - dagli interventi successivi, ad esempio nel proemio dove l’estesa correzione voluta da Guglielmo Caetani sembra voler fare giustizia di un’allusione non benevola alla produzione statutaria della sua famiglia. 

 

 

Note 

1. Per le vicende di Sermoneta, anche nel periodo dei Borgia, resta tuttora d’obbligo il riferimento alle opere di PIETRO PANTANELLI, Notizie storiche della Terra di Sermoneta, ed. L. CAETANI, Roma 1908-1909, e di G. CAETANI, Domus Caietana. Storia documentata della famiglia Caetani, I/2, Sancasciano Val di Pesa 1927-1933; ID, Regesta chartarum. Regesto delle pergamene dell’Archivio Caetani, Perugia - Sancasciano Val di Pesa 1922-1932; ID., Epistularium Honorati Caietaní, Sancasciano Val di Pesa 1927; ID., Varia, Raccolta delle carte piu antiche dell’Archivio Caetani e regesto delle pergamene del Fondo pisano, Città del Vaticano 1936. Sull`argomento non mancano, tuttavia, contributi recenti, come quelli editi nel volume Sermoneta e i Caetani. Dinamiche politiche, sociali e culturali di un territorio tra Medioevo ed Età Moderna (Atti del Convegno della Fondazione Camillo Caetani, Roma -Sermoneta, 16-19 giugno 1993), a cura di L. FIORANI, Roma 1999 (Studi e documenti d`archivio, 9): si segnalano, in particolare, M. VAQUERO-PIÑEIRO, La signoria di Sermoneta tra i Borgia e i Caetani, pp. 125-142; M. G. PASTURA, Linee e tendenze della fiscalità pontificia nel Lazio meridionale e a Sermoneta (secoli XV-XVI), pp. 143-160; M. MOMBELLI CASTRACANE, L’organizzazione del potere nel ducato di Sermoneta tra il 1501 e il 1586, pp. 161-204; M. PROCACCIA, Gli ebrei a Sermoneta (secoli XVI-XVII), pp. 205-212; T. SCALESSE, Rocche e fortificazioni durante il pontificato di Alessandro VI (1492-1503), pp. 585- 598; A. DI FALCO, I restauri di Gelasio Caetani al castello di Sermoneta, in Sermoneta e i Caetani cit., pp. 603-608. Cfr. anche M. VAQUERO-PIÑEIRO, Il Liber arrendamentorum dei ducati di Nepi e Sermoneta (1501-1503), «Archivio della Società romana di storia patria», 117 (1994), pp. 171-186; G. PESIRI, Sermoneta: 1499-1503, in Roma di fronte all’Europa al tempo di Alessandro VI, Atti del convegno (Città del Vaticano-Roma, 1-4 dicembre 1999, a cura di M. CHIABÒ, S. MADDALO, M. MIGLIO, A. M. OLIVA, Roma 2001, pp. 657-704; S. TARQUINI, G. PESIRI, Aree strategiche e attenzioni alessandrine, in Le rocche alessandrine e la rocca di Civita Castellana, Atti del convegno (Viterbo 19-20 marzo 2001), a cura di M. CHIABÒ, M. GARGANO, Roma 2003, pp. 25-45; A. DI FALCO, La rocca di Sermoneta da un quaderno d’appunti di Gelasio Caetani, in Le rocche alessandrine cit., pp. 191-213. 

2. Cfr. CAETANI, Domus cit., pp. 224-235. Per il testo della bolla di confisca, ID., Regesta cit., VI, pp. 210-211. 

3. Per la ricostruzione dettagliata di queste vicende rinvio a PESIRI, Sermoneta: 1499-1503 cit., pp. 657-660. 

4. Francesco Soderini fu elevato alla porpora cardinalizia nel 1503 anche in virtù dei buoni uffici del Valentino (cfr. K. J. P. LOWE, Church and Politics in Renaissance Italy. The Life and Career of Cardinal Francesco Soderiní (1453-1524), Cambridge 1993, pp. 40-42). 

5. Il Contugi, cardinalis Soderini familiaritate illustris, fu vescovo di Assisi dal 1496 al 1509, quando rinunciò all’episcopato, ed ebbe poi dal papa il titolo di arcivescovo di Cirene in partibus infidelium. Gli successe nella sede di Assisi, dopo un brevissimo periodo di amministrazione del cardinal Soderini, Zaccaria Contugi propior affinis, il quale «non minus quam Hieremias eius antecessor bonarum artium scientia dicitur inclaruisse» (F. UGHELLI - N. COLETI, Italia sacra, I, Venetiis 1717, coll. 482-483; cfr. anche G. G. DI COSTANZO, Disamina degli scrittori, e dei monumenti risguardanti S. Rufino vescovo, e martire di Asisi, Assisi 1797, p. 327; LOWE, Church and Politics cit., pp. 63, 162 e 178). Nel 1496 accompagnò a Milano il legato pontificio inviato presso l’imperatore Massimiliano I (cfr. JOHANNIS BURCHARDI Diarium sive rerum urbanarum commentarii (1483-1506), a cura di L. THUASNE, II, Paris 1884, ad indicem); tra il 1498 e il 1500 celebrò a Roma funzioni religiose, talvolta nella cappella papale e con la presenza di Alessandro VI (ivi, II, pp. 435, 460-461, 519; III, Paris 1885, p. 23). Nell`ottobre 1501 Geremia era a Macerata come vicelegatus Marchie; nel 1503 fu vicelegato a Perugia (A. CRISTOFANI, Delle storie d’Assisi, II, Assisi 1875, p. 281; v. anche pp. 77-78 e 169) e anche governatore di Viterbo (G. MORONI, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, CI, Venezia 1860, p. 352). Il 23 dicembre 1506 ebbe la conferma degli uffici di governatore di Norcia, Cascia, Visso e Monteleone, nonché di luogotenente del cardinal legato dell’Umbria (DI COSTANZO, Disamina degli scrittori cit, p. 327). Nel settembre 1509 accompagnò il cardinal Soderini a San Gimignano (LOWE, Church and Politics cit., p. 63); fu al suo servizio in varie altre occasioni, anche come vescovo sostituto a Vicenza (ivi, pp. 162, 249). Morì a Volterra dopo il 1521 (DI COSTANZO, Disamina degli scrittori cit, p. 327). La presenza di Contugi a Sermoneta in qualità di commissario è documentata alla fine di ottobre del 1499. 

6. La difesa dei beni comuni e dei confini territoriali rivestiva la massima importanza per le città e i castelli della Marittima medioevale e rappresentava un momento di massima coesione all’interno delle comunità: cfr. G. FALCO, I Comuni della Campagna e Marittima nel Medio Evo, ora in G. FALCO, Studi sulla storia del Lazio nel Medioevo, II, Roma 1988, pp. 515-519; M. T. CACIORGNA, Assetti del territorio e confini in Marittima, in Sermoneta e i Caetani cit., pp. 66-67; EAD., Ninfa prima dei Caetani (secoli XII e XIII), in Ninfa, una città, un giardino (Atti del Colloquio della Fondazione Camillo Caetani, Roma - Sermoneta - Ninfa, 7-9 ottobre 1988), a cura di L. FIORANI, Roma 1990 (Studi e documenti d`archivio, 2), pp. 46-50. 

7. Copia della bolla, pubblicata da PANTANELLI, Notizie storiche cit., pp. 533-535, è ancora presso l`Archivio di S. Maria Assunta, in Sermoneta (Documenti diversi, b. 1, fasc. 5), insieme alla conferma fattane da lnnocenzo XI il 12 giugno 1682 (testo in PANTANELLI, Notizie storiche cit., II, p. 90). Nel corso del Duecento l’autorità ecclesiastica, per garantire un’idonea cura animarum, aveva aperto a sacerdoti esterni l’accesso ai benefici della collegiata di S. Maria Assunta di Sermoneta, che sul finire del secolo «sembra rientrare nel “circuito beneficiale” a favore dei chierici legati alla Curia» (G. BARONE, Istituzioni e vita religiosa a Sermoneta nel Medio Evo, in Sermoneta e i Caetani cit., p. 78). 

8. Cfr. PANTANELLI, Notizie storiche cit., I, p. 156, e L. FIORANI, Aspetti della vita religiosa a Sermoneta nell’età moderna, in Sermoneta e i Caetani cit., pp. 276-278. Nel 1595 gli ancora pingui benefici del castrum dirutum di Ninfa erano appannaggio quasi esclusivo del clero sermonetano, secondo i dati raccolti da L. FIORANI, La vita religiosa a Ninfa nelle visite pastorali post tridentine, in Ninfa, una città, un giardino cit., pp. 179-180 nota 14. 

9. Archivio Segreto Vaticano (d’ora in poi ASV), Camera Apostolica, Diversa cameralia, 54, ff. 31 e 43, con i provvedimenti di conferma delle concessioni, in data 26 maggio 1501; cfr. CAETANI, Domus cit., p. 230. Sull`uso non infrequente dello strumento dell’agevolazione fiscale da parte di Alessandro VI cfr. VAQUERO PIÑEIRO, Il Liber arrendamentorum cit., p. 181 nota 39; ID., La signoria di Sermoneta cit., p. 129 e nota 33; S. TARQUINI, Nepi dominio strategico dei Borgia, in Il Lazio e Alessandro VI. Civita Castellana, Cori, Nepi, Orte, Sermoneta, a cura di G. PESIRI, Roma 2003 (Nuovi Studi storici, 64), pp. 97-98. 

10. Per le difficoltà e resistenze - peraltro riscontrabili in altri centri di Campagna e Marittima - con cui Sermoneta e Bassiano fecero fronte al pagamento dei due tributi, cfr. PASTURA, Linee e tendenze cit., pp. 146-155. Le richieste di sgravi fiscali non erano, comunque, estranee alla prassi di governo dei Caetani: la comunità di Bassiano nel 1426 ottenne da Martino V l’esonero dalla tassa del “sale e focatico”, privilegio che riuscì a conservare almeno fino al 1478 (cioè fino alla morte di Onorato III), pur non senza contestazioni; tra il 1537 e il 1539 Sermoneta verrà del tutto esentata dalla tassa del “sale a grosso”, probabilmente in virtù della parentela dei Caetani con papa Paolo III. E, forse per lo stesso motivo, le due comunità dal 1543 al 1550 - anno della morte di Paolo III - tentarono inutilmente di sottrarsi alla nuova imposizione detta “sussidio triennale” (ibid.). 

11. Un esemplare dell`atto (pubblicato in estratto da PANTANELLI, Notizie storiche cit., I, pp. 631- 633) è conservato in Archivio di Stato di Latina (d’ora in poi ASL), Archivio comunale di Sezze, Pergamene, 49. Prima della stipula dell’accordo il papa aveva impartito alla comunità di Sezze diversi ordini per regolamentare la materia: con breve del 2 novembre 1499 ordinò di contribuire alla riparazione degli argini del Fiume Nuovo danneggiati nel corso dei recenti scontri e di inviare due rappresentanti per la composizione della lite territoriale, appena il commissario Geremia Contugi fosse rientrato a Roma (ASL, Archivio comunale di Sezze, Brevi, 39); il 7 novembre dello stesso anno vietò ai setini di condurre animali e seminare nei territori oggetto di controversia con Sermoneta (ivi, 40). Questi due provvedimenti sono editi in PESIRI, Sermoneta: 1499-1503 cit., Appendice, docc. 2 e 4, che alla nota 23 cita altri tre brevi di Alessandro VI relativi a fasi precedenti e successive alla citata sentenza del 17 giugno. 

12. Gli altri rappresentanti di Sermoneta sono Biordus Sanctis, Iohannes Francisci, Ludovicus Tuccii e Francischinus de Mediolano. I due procuratori di Bassiano sono gli stessi che il 19 giugno 1499 avevano ratificato, insieme ai connestabiles della comunità, la sentenza sui confini pronunciata il 17 giugno dall`arcivescovo di Ragusa (CAETANI, Varia cit., p. 304), mentre Piacentino de Santris compariva negli atti preliminari della causa come secretarius di Giacomo Caetani (ivi, p. 287). 

13 . Cfr. CAETANI, Domus cit., pp. 235-236. 

14. ASL, Notarile di Sermoneta, b. 35, prot. 1500 mar. 16-ott. 12, cc. 11v-13r; all`atto, rogato «in arce dicte terre, videlicet in camera solite residentie predicti domini episcopi», sono presenti Piacentino de Santris di Amelia, il notaio Giovanni Cifra di Bassiano, Pietro Pistillone di Sermoneta e il «venerabilis vir dominus Petrus archiepiscopus Gaietanus». 

15. Il testo del documento del 1515 è pubblicato da PANTANELLI, Notizie storiche cit., I, pp. 549- 550. Sull’episodio cfr. CACIORGNA, Presenza ebraica cit., p. 151, e PROCACCIA, Gli ebrei cit., pp. 210-211. 

16. ASL, Notarile di Sermoneta, b. 65, prot. 1500 ott. 12-1501 mar. 18, cc. 31v-33r. L’atto viene rogato il 21 febbraio 1501 dinanzi al nuovo governatore e luogotenente Malatesta Gabuzzi di Montalboddo, su richiesta del tesoriere ed esattore Ferrandus de Castiglia, per conferire pieno valore giuridico alla concessione, che non era stata formalizzata per negligenza del beneficiario. 

17 . Roma, Fondazione Camillo Caetani, Archivio Caetani, Miscellanea, 11/32, Statuto di Lucrezia Borgia, f. 65v. Una riproduzione facsimilare della sottoscrizione è in CAETANI, Domus cit., II, p. 17. 

18 . «In calce alla pag. precedente: / Ita facimus ex certa licentia? / Lucretia de Borgia manu propria. / Decifrato con raggi ultravioletti / in Vaticano il 21 Genn. 1930 A-VIII. / G. Caetani / C. Ramadori». 

19 . Cfr. VAQUERO PIÑEIRO, La signoria di Sermoneta cit., p. 139 nota 44; v. anche MOMBELLI CASTRACANE, L’organizzazione del potere cit. p. 165 (datazione tra 1500 e 1503), e M. VENDITTELLI, «Domini» e «universitas castri» a Sermoneta nei secoli XIII e XIV. Gli statuti castellani del 1271 con le aggiunte e riforme del 1304 e del secolo XV, Roma 1993 (Studi e documenti d’archivio, 3), pp. 18 e 50. 

20. Per l’atto del 21 febbraio 1501 vedi nota 16; cfr., inoltre, ASL, Notarile di Sermoneta, b. 65, prot. 1501 giu. 10-nov. 11, cc. 27v-29v (2 settembre 1501); ivi. prot. 1501 nov. 22-1502 apr. 28, cc. 48v-49v (19 aprile 1502); ivi. b. 85, prot. 1502 dic. 17-1503 giu. 4, cc. 20v-23r (23 febbraio 1503), e cc. 33v-34v (24 marzo 1503). 

21. Statuto di Lucrezia Borgia cit., c. 65v. ll testo della redazione borgiana è il seguente (segnalo in corsivo le lacune dovute alle correzioni di Guglielmo Caetani): «Suprascripta statuta, sanctiones et decreta per nos ordinata ac per […] i[uri]s [utriu]sque d[octorem...] M[a]l[at]est[a]m [G]a 

b[utium] de [Monte]b[odio] in terris Sermo/neti ac Bassiani locumtenentem nostrum, cuius / solertiam, legum peritiam ac circa nostras iussiones / fidem iam ex multis rerum argumentis cogno/ vimus, auctoritate nostra et de mandato nostro composita / sub examine spectabilium virorum ser Plac[entin]i / d[e] A[me]l[ia], notarii Antonii de Quadrussis <così>, nota/[ri]i P[etri] n[otar]ii A[nton]ii, notarii N[icol]a[i] / […] et notarii Nicodemi […] / civium Sermoneti ad id per consiliarios dicte terre deputatorum ac demum per nos revisa castigata et emendata confirmamus, validamus et aprobamus ac perpetuis futuris temporibus in terra Sermoneti observari inviolabiliter mandamus, suplentes omnes et singulos defectus, si qui forsan intervenissent. Et pro maiori roboris firmitate nostra manu subscripsimus». I cittadini sermonetani incaricati da Guglielmo Caetani di rivedere il codice statutario borgiano, oltre ai già citati notai Antonio Quatrassi e Nicodemo, sono Alessandro Biordi, Bernardo Razza, Pietro Alexandri e i notai Giacomo Graziani e Giacomo Bordonius, ma di essi non si fa più menzione nell’esemplare ufficiale dello Statuto di Guglielmo Caetani (Roma, Fondazione Camillo Caetani, Archivio Caetani, Miscellanea, 44/33). Infatti nel codice borgiano la conferma di Guglielmo Caetani è apposta in calce al f. 65r, in modo da escludere dal testo dello statuto dei Caetani ogni memoria relativa agli autori della nuova redazione statutaria. 

22. MARIN SANUTO, I diarii, V, per cura di F. Stefani, Venezia 1881, col. 748. 

23. Malatesta partecipò alla cerimonia d’incoronazione del letterato e storico forlivese Andrea Bernardi, detto Novacola (G. FANTUZZI, Notizie degli scrittori bolognesi, II, Bologna 1782, pp. 90-91); a questo autore egli scrisse una lettera di elogio, che è riportata all’inizio del secondo volume manoscritto della sua Historia di Forlì insieme a quelle di Cesare Borgia e di altre personalità (G. MAZZATINTI, Inventari dei manoscritti delle biblioteche d’Italia, I, Forlì 1890, p. 69). 

24. Ringrazio per la segnalazione di queste due lettere la dott.ssa Velia Bellagamba, in servizio nel 1999 presso l’Archivio di Stato di Ancona che conserva il fondo Gabuzzi di Montalboddo (cfr. Guida generale degli Archivi di Stato italiani, I, Roma 1981, p. 353). La morte di Malatesta Gabuzzi va collocata poco dopo il 22 febbraio 1514, data della lettera già citata, che reca l’annotazione: «Questa fu l’ultima l(ette)ra che mio p(ad)re me scrisse in vita sua». Risulta che tra il XV e il XVI secolo parte della famiglia Gabuzzi si trasferì a Macerata, entrando a far parte della nobiltà cittadina (M. TROSCÈ, Governanti e possidenti nel XVI e nel XVII secolo a Macerata, «Quaderni storici», 7 (1972), pp. 834-836). Maceratese è definito Girolamo Gabuzzi, nel 1588 governatore di Loreto: cfr. Legati e governatori dello Stato pontificio (I550-l809), a cura di C. WEBER, Roma 1994 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Sussidi 7), pp. 280 e 682. 

25. Statuto di Lucrezia Borgia cit., cc. 1r-v. Anche in questo passo si pone l’accento sulla partecipazione di consulenti, locali ed esterni, alla stesura del testo statutario, che rimane comunque una concessione del dominus. 

26. Sulle caratteristiche dello statuto sermonetano del 1271 e della successiva evoluzione normativa, si veda l`ampia analisi di VENDITTELLI, «Domini» e «universitas castri» cit., in particolare le pp. 41-51. Sembra, peraltro, tutta da dimostrare l’ipotesi di Gelasio Caetani (Domus cit., II, pp. 17- 18), secondo cui lo statuto borgiano nascerebbe dalla rielaborazione di un testo fatto compilare da Onorato III Caetani per sostituire la «rudimentale» normativa precedente; la redazione «in nuova e più bella forma» e la correzione del testo di Onorato III sarebbero opera di un giurista della Curia pontificia assistito da una commissione di probiviri e notai sermonetani. Si vedano, al riguardo, le osservazioni di VENDITTELLI, «Domini» e «universitas castri» cit., pp. 50-51; cfr. anche MOMBELLI CASTRACANE, L’organizzazione del potere cit., pp. 165-166. 

27. Cfr. VAQUERO PIÑEIRO, La signoria di Sermoneta cit., p. 132. Gli emendamenti apportati da Guglielmo Caetani sono testimoniati dalle rasure, cancellature, note marginali presenti nel codice borgiano; risultato della revisione è il già citato esemplare dello Statuto di Guglielmo Caetani (Roma, Fondazione Camillo Caetani, Archivio Caetani, Miscellanea, 44/33), emanato dallo stesso Guglielmo tra il 1504 e il 1519 (cfr. CAETANI, Domus cit., II, p. 18, e MOMBELLI CASTRACANE, L’organizzazione del potere cit., p. 173). 

28 . Per alcune considerazioni sull`argomento cfr. CAETANI, Domus cit., II, pp. 19-20, e MOMBELLI CASTRACANE, L’organizzazione del potere cit., pp. 190-191. 

29. Sulla tendenza quattrocentesca dei castra laziali a imitare il modello degli statuti cittadini cfr. M. T. CACIORGNA, Statuti dei secoli XIV e XV nello Stato della Chiesa: città e castelli del Lazio, in Signori, regimi signorili e statuti nel tardo Medioevo, VII Convegno del Comitato italiano per gli studi e le edizioni delle fonti normative, Ferrara 5-7 ottobre 2000, a cura di R. DONDARINI, G. M. VARANINI, M. VENTICELLI, Bologna 2003, p. 281. Per il codice miniato degli statuti della terra di Nepi approvati nel 1495 dal cardinale Ascanio Sforza e strutturati in cinque libri, cfr. TARQUINI, Nepi cit., pp. 78-79.

30 . Sulla figura del locumtenens, in parte assimilabile a quella dell’antico vicecomes, v. MOMBELLI CASTRACANE, L’organizzazione del potere cit., p. 174. Le modifiche allo statuto del 1271 parlano genericamente anche di un vicarius (cfr. VENDITTELLI, «Domini» e «universitas castri» cit., pp. 42-43): un personaggio così qualificato è presente in documenti del 1343 (v. nota 31) e del 1422 (CAETAN1, Regesta cit., IV, p. 29). 

31 . Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. I, cap. 2 «De capitaneo eligendo» e cap. 3 «De iuramento et officio capitanei». L’uso della denominazione capitaneus, detta nello statuto borgiano antiqua nuncupatio, non è rilevabile nella normativa precedente ma in altre fonti: un capitaneus castri Sermoneti, forse identificabile con il castellanus previsto dagli statuti del 1271, compare insieme al vicarius in un atto del 1343 (VENDITTELLI, «Domini» e «universitas castrì» cit. p. 43). La presenza, nel 1452, di un capitano di Sermoneta qualificato come legum doctor (CAETANI, Varia cit., p. 166) fa supporre che egli sia titolare della funzione di giusdicente; è certo che nel 1473 il capitaneus Sermoneti amministrava la giustizia (ASL, Notarile di Sermoneta, b. 65, atto singolo), e credo che la consuetudine di chiamare così l`ufficiale dotato di parte delle competenze prima svolte da un castellanus e da un iudex si sia instaurata durante la signoria di Onorato III (1421-1478). Per un’analisi dei compiti del capitano in base allo Statuto di Guglielmo Caetani, cfr. MOMBELLI CASTRACANE, L’organizzazione del potere cit., pp. 175 e 178-182. 

32 . Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. I, cap. 6: «De officio notarii criminalium extraordinariorum et dampnorum datorum. Notarius unus forensis deputatur per capitaneum suis expensis et de salario ad banchum, qui scribat et rogetur de omnibus actis causarum criminalium et mixtarum per totamque terram et districtum maleficia commissa perquirat et ad noticiam curie deducat, quod si negligens fuerit incidat in penam decem librarum pro quolibet maleficio neglecto; et presumatur neglectum post octo dies in oppido non clam commisso, idem in stradis et locis extra oppidum palam commissis. Similiter idem sit notarius forensis ad extraordinaria ponderum, mensurarum, pretiorum, annone, carnium, vini et omnium fraudum in omnibus commissarum; item custodiarum, vigiliarum, immunditiarum, stillicidiorum, ageribus fossarum, aquarum decursibus et omnibus aliis, que sub extraordinariorum titulo contineri possunt de iure et consuetudine, non obstante quod super illis spetialiter alii sint officiales deputati; item ad omnia damna data in oppido et districtu ipsius, de quibus debitam inquisitionem facere debeat, sub pena decem librarum si negligens fuerit, et cum aliis officialibus habeat locus preventio». Il capitolo risulta abolito da Guglielmo Caetani, perché inutile («vacat››). 

33. I settori interessati dall’intervento del notarius maleficiorum erano demandati dallo statuto al socius miles e ad ufficiali eletti dai consiglieri della comunità, come i curatores aquarum (o aquaroli) e i praefecti annonae (o superstantes); cfr. Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. I, capp. 5, 10 e 12. 

34. Statuto di Lucrezia Borgia cit., 1. I, cap. 5 «De ufficio sotii militis». Per le funzioni del socius miles v. MOMBELLI CASTRACANE, L’organízzazione del potere cit., p. 180. 

35 . Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. I, cap. 7 «De officio notarii bance et eius mercede». 

36 . Statuto di Gugliemo Caetani cit., l. I, cap. 5 «De officio notarii bance, criminalium, extraordinariorum et damnorum datorum» e cap. 4 «De officio socii militis». Secondo lo statuto del 1271 (capp. [9] e [32]) e le aggiunte del 1304 (cap. [8]), la giustizia era amministrata da un iudex coadiuvato da un notarius curíae (VENDITTELLI, «Domini» e «universitas castri» cit. pp. 45-46); e con tale nome viene designato ancora nel 1473 il notaio che affianca il capitaneus in tribunale e redige il liber actorum civilium (ASL, Notarile di Sermoneta, b. 65, atto singolo). Chiudono la serie degli ufficiali della curia baronale l’erarius (Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. I, cap. 9) e il mandatarius (ivi, cap. 15), sulle cui competenze cfr. MOMBELLI CASTRACANE, L’organizzazione del potere cit., pp. 176-177 e 181-182. 

37 . Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. I, cap. 8 «De officio consiliariorum». Su questa procedura vedi anche MOMBELLI CASTRACANE, L’organizzazione del potere cit., p. 174, e VAQUERO PIÑEIRO, La signoria di Sermoneta cit., p. 131. L’unica testimonianza precedente sull’elezione dei consiglieri ci viene dalle aggiunte e riformanze statutarie del 1304, cap. [3], in cui è previsto che «Finitis vero sex mensibus dicti officii, per populum nominatim alii XIIcim consiliarii eligantur» (cfr. VENDITTELLI, «Domini» e «universitas castri» cit., p. 68). 

38 . Statuto di Guglielmo Caetani cit., l. I, cap. 6. Per un accenno alle lamentele provocate nei secoli successivi da condizionamento esercitato dai duchi di Sermoneta sull’amministrazione delle comunità si veda G. DELILLE, Sermoneta e il Lazio meridionale nell’età moderna, in Sermoneta e i Caetani cit., p. 115. 

39. Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. II, cap. 49 «De notariorum prothocollis». La rielaborazione presente nello Statuto di Guglielmo Caetani (l. II. cap. 47) è molto meno rigorosa: il compito di controllo risulta affidato a un notaio (il primo è Antonio Quatrassi) eletto dalla comunità e la sanzione per gli inadempienti viene ridotta da 50 a sole 5 libre. Bisognerà attendere le riforme di papa Sisto V del 1588 per una regolamentazione generale sui notai e sui loro atti, che porterà all’istituzione di archivi notarili anche a Sermoneta, Bassiano e Cisterna; cfr. M. L. SAN MARTINO BARROVECCHIO, Gli archivi notarili sistini nella provincia di Roma, «Rivista storica del Lazio», 2/2 (1994), pp. 293-307. 

40. Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. V, cap. 22 «De eligendo ludi magistro»; cfr. Statuto di Guglielmo Caetani cit., l. IV, cap. 20, in cui è fedelmente riportata la correzione. 

41. Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. V, cap. 21 «De predicatore eligendo»; cfr. Statuto di Guglielmo Caetani cit., l. IV, cap. 19. 

42. Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. I, cap. 10 «De curatoribus aquarum»; cfr. Statuto di Guglielmo Caetani cit., l. I, cap. 8. Anche in questo caso l`antica consuetudine («antiquam consuetudinem imitantes») è seguita solo in parte dal legislatore, che porta a un anno la durata del mandato dei curatores aquarum (o aquaroli). Questi ufficiali curano che siano effettuati i lavori di manutenzione di ponti, strade, scarichi d`acqua, fiumi e fossi, «ne offendant campum Sermineti et Ninpharum», e procedono alla stima dei “danni dati” a causa delle acque; i loro compensi per tali sopralluoghi vengono diminuiti da Guglielmo Caetani. 

43. Cfr. CAETANI, Domus cit., II, pp. 20-21; VAQUERO PIÑEIRO, La signoria di Sermoneta cit., p. 132; MOMBELLI CASTRACANE, L’organizzazione del potere cit., p. 180. 

44. Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. V, cap. 14. Le specie da piantare o innestare erano: «Pruna damascena, Pruna de fratri, Pira ruspida, Pira glaciola, Pira muscarolla, Precoqua de Damasco, Precoqua de Margr(ati)e (?), Azarolla, Albergica alba, Albergica rubea, Mala punica dulcia, Mala punica austera». La lettura «Precoqua de Margr(ati)e» non è sicura; in alternativa si potrebbe leggere «Margrem», comunque preferibile a «Margre» (CAETANI, Domus cit., II, p. 20) e a «Margret» (VAQUERO PIÑEIRO, La signoria di Sermoneta cit., p. 140 nota 63). Tali varietà di frutta potevano essere importate dalle città di Carinola, Napoli, Gaeta, Fondi o da «aliis locis ubi meliores proveniunt». La civitas Calinensis menzionata tra i luoghi di provenienza corrisponde a Carinola, città che doveva essere nota a Lucrezia in quanto era stata concessa a suo fratello Giovanni Borgia, duca di Gandía, morto assassinato nel 1497; su di lui cfr., ad esempio, GREGOROVIUS, Lucrezia Borgia cit., p. 343, e G. DE CARO, Borgia, Giovanni, in Dizionario biografico degli italiani, XII, Roma 1970, pp. 713-715. 

45 . In margine al foglio si leggono due note: la prima «Additiones ad extraordinaria» è presso il margine superiore del foglio e sembra riferibile a tutti i capitoli dal XV in poi ritenuti “nuovi”; la seconda nota «vacat», nel margine destro, indica che il capitolo sugli alberi da frutto non sarà inserito nello statuto di Guglielmo Caetani. 

46. Per la testimonianza di Gaspare da Verona (1468) sulla frutticoltura a Sermoneta, cfr. PAVAN, Onorato III Caetani cit., p. 635; alla fine del secolo XIV orti con alberi da frutto erano nelle immediate vicinanze del castrum di Ninfa, nel cui territorio prevalevano nettamente le aree boschive e pascolive (v. CORTONESI, Ninfa e i Caetani cit., pp. 78-83). 

47. D. GHIRARDO, Lucrezia Borgia, imprenditrice nella Ferrara rinascimentale, in Donne di potere nel Rinascimento, a cura di L. ARCANGELI e S. PEYRONEL, Roma 2008, p. 142. Lucrezia è definita «donna di gran cervello, astuta» in una lettera del 1502 a Isabella d’Este (ibid.). 

48 . Tra le attività economiche collegate all’azienda agraria compaiono il commercio dei latticini (formaggi e mozzarelle) e un filatoio (ivi, pp. 131-139). 

49. A. ESPOSITO, Matrimonio, famiglia e condizione femminile nella normativa statutaria del Lazio medievale, in Le comunità rurali e i loro statuti (secoli XII-XV), Viterbo, 30 maggio - 1° giugno 2002, Atti a cura di A. CORTONESI e F. VIOLA, numero monografico della «Rivista storica del Lazio», XIII-XIV (2005-2006), II, p. 93; si vedano anche le pp. 97, 100, 106. 

50 . Sulle caratteristiche dell`insediamento ebraico a Sermoneta cfr. CACIORGNA, Presenza ebraica cit., pp. 129-173, e PROCACCIA, Gli ebrei cit., pp. 205-212. 

51. Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. III, cap. 23: le correzioni non consentono di cogliere pienamente il senso della norma borgiana. Guglielmo Caetani fissa a 100 libre la pena per il cristiano che ha rapporti con una donna ebrea, comminando a quest’ultima la medesima pena. La sanzione per l’ebreo colpevole dello stesso reato è lasciata alla discrezionalità del signore (Statuto di Guglielmo Caetani cit., l. III, cap. 24). Anna Esposito ha notato che una simile norma rappresenta per ora un unicum nella normativa statutaria dei comuni del Lazio medievale (ESPOSITO, Matrimonio, famiglia e condizione femminile cit., p. 106). 

52. Statuto di Lucrezia Borgia cit., l. IV, cap. 7 «De christianis lactantibus iudeos vel e contra». 

53. Alcuni atti documentano l`attività di prestito su pegno di Lustro (ASL, Notarile di Sermoneta, b. 35, prot. 1500 mar. 16-ott. 12, c. 35r, 5 agosto 1500; b. 85, atto singolo, 8 agosto 1503 (?); b. 65, prot. 1504 mag. 18-dic. 18, c. 10v, 20 giugno 1504) e di Gemma soror magistri Manuelis (ivi, b. 35, prot. 1500 mar. 16-ott. 12, cc. 30r-31r, 30 luglio 1500). Gli eredi di Diociaiut(e) iudeus nel 1503 coltivano un terreno in contrada Casale dell’Abbazia, che rende il canone all’Abbazia di Valvisciolo (cfr. PESIRI, Sermoneta: 1499-1503 cit., p. 701). A questo periodo daterebbe la venuta di Salomone di Manuele, ebreo di Sezze, che il 5 marzo 1499 è habitator Sermoneti e affida al rabbino Eruben di Alatri l’istruzione del fratello Servo; cfr. A. ESPOSITO, Gli ebrei della regione di Campagna alla fine del Medioevo: prime indagini, «Latium», 7 (1990), pp. 82-83. 

54 . ASL, Notarile di Sermoneta, b. 81, prot. 1503 giu. 15-1504 mar. 31, cc. 18v-19v. David magistri Angeli abita in decarcia Portella, zona di abituale residenza degli ebrei sermonetani, possiede beni (forse una casa) in decarcia Sancti Spiritus e un terreno (forse una vigna), entrambi contigui ai beni del già ricordato Abramo di Mosè (ivi, b. 35, prot. 1500 mar. 16-ott. 12, cc. 11v-13r, atto dell`8 aprile 1500). Il 6 agosto 1501 vende per 6 ducati di carlini una terra dell’estensione di un tinello (ivi, b. 65, prot. 1501 giu. 10-nov. 11, cc. 15v-17r); il 7 febbraio 1503 vende quattro tinelli di terra per 12 ducati di carlini (ivi, b. 85, prot. 1502 dic. 17-1503 giu. 4, cc. 10r-11r). La sua vedova Sarella l’11 marzo 1505 cede per 15 ducati di carlini una terra di 2 tinelli «iuxta rem Manuelis iudei de Sermoneto» (ivi, b. 65, prot. 1504 dic. 20-1505 apr. 14, cc. 41r-42v). 

55. ASL, Notarile di Sermoneta, b. 65, prot. 1504 mag. 18-dic. 18, cc. 17v-19v). Emanuele sopravvive alla peste: il 7 agosto 1511 è creditore verso un cristiano di 6 ducati «ex causa cure et medele» e fa mettere all’asta il possesso di tre petie di terra, che il debitore coltivava per conto della curia dietro corresponsione di un quarto dei frutti (ivi, b. 85, prot. 1511 apr. 16-dic, 12, cc. 42v-44v). Sembra identificabile con Emanuele di Daniele, che compare in altri quattro atti: il 21 aprile 1496 vende per 14 fiorini una terra sauda di un tinello, contigua alla vigna e al canneto di sua proprietà (ivi, prot. 1496 mar. 20-ago. 12, cc. 14r-l6r); il 15 ottobre 1498 acquista 14 pelli di bufalo per 17 ducati di carlini (ivi, b. 35, prot. 1498 apr. 20-1499 apr. 3, cc. 17r-v); il 13 febbraio 1503 vende una bottega sotto la sua casa, sita in decarcia Portella, per 12 ducati di carlini, cum pacto redimendi entro tre anni (ivi, b. 85, prot. 1502 dic. 17-1503 giu. 4, cc. 13r-14r); il 24 ottobre 1509 stipula una transazione con Angela Gervasiì Cole Nardi sul diritto di appoggio al muro della propria casa sita in decarcia Portella (ivi, b. 35, prot. 1507-1530, cc. 55r-58r). Inoltre, un Emanuel hebreus de Sermoneto il 29 aprile 1511 dichiara di aver ricevuto in mutuo da Vincenzo Capo Bianco, cittadino beneventano, 26 ducati di carlini, che promette di restituire entro cinque mesi, dando in garanzia la propria casa e gli altri suoi beni (ivi, b. 85, quinterno del 1511, cc.1r-2r). 

56. Cfr. CACIORGNA, Presenza ebraica cit., p. 153. 

57 . Si veda, ad esempio, ESPOSITO, Gli Ebrei della regione di Campagna cit., pp. 62-63, per un possibile influsso della predicazione osservante sulla normativa statutaria di Ferentino circa l’allattamento di bambini ebrei. 

58 . Cfr. MOMBELLI CASTRACANE, L’organizzazione del potere cit., pp. 165-166, 173-174, 185- 187; VAQUERO PIÑEIRO, La signoria di Sermoneta cit., pp. 130-131; VENDITTELLI, Signori, istituzioni comunitarie cit., pp. 46-47.