Giorgio Falco tra Roma e Torino. Convegno di studi nel cinquantenario della morte


Un interessante convegno di studi a Velletri: “Giorgio Falco tra Roma e Torino”

 di Barbara Di Nuzzo

 

Il Convegno, organizzato dalla Città di Velletri e coordinato dal Centro Studi Antonio Mancinelli della stessa città per ricordare il cinquantenario della morte dello studioso piemontese, si è svolto il 10 ottobre 2016 presso l’ex Convento del Carmine di Velletri oggi denominato “Casa delle Culture e della Musica”, recuperato grazie al recente restauro, e precisamente nello spazio della ex Cappella le cui mura conservano i resti di apprezzabili affreschi. All’evento hanno dato il patrocinio la Regione Lazio, la Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta onlus, l’Istituto storico italiano per il Medioevo l’Università degli studi di Torino. 

Bloch riteneva che la conoscenza di tutti i fatti umani del passato e della maggior parte di essi nel presente, ha come sua prima caratteristica quella di essere una conoscenza per via di tracce. È per questa via che si potrebbe leggere questo Convegno dedicato a Giorgio Falco, un personaggio di rilievo nel campo degli studi medioevali e della cultura storica italiana dello scorso secolo. 

Dopo i saluti istituzionali del vicesindaco Marcello Pontecorvi e di Danilo Rossi, rappresentante della Fondazione che gestisce la Casa delle Culture e della Musica, si è aperta la sessione antimeridiana del Convegno, che avrebbe dovuto essere presieduta da Massimo Miglio, presidente dell’Istituto storico italiano per il Medioevo e grande conoscitore di Giorgio Falco. Il professor Miglio non potendo, suo malgrado, essere presente, ha voluto ribadire per lettera il rilievo dell’iniziativa assunta dalla Città di Velletri auspicando che si possa, attraverso eventi di questo genere, arginare la sempre più breve memoria storiografica, favorita anche da una deteriorata attenzione delle Istituzioni Universitarie. La Presidenza della sessione è così passata a Marino Zabbia, dell’Istituto di storia medioevale dell’Università di Torino, il quale ha subito puntualizzato come il riconoscimento del valore dell’opera di Falco si sia avuto per gradi, poiché inizialmente un degno interesse era riservato più che altro, alla sua corposa sintesi del millennio medioevale meglio conosciuta come Santa Romana Repubblica. Successivamente sono stati i saggi giovanili del Falco ad essere considerati i migliori, ma soltanto oggi si può riscoprire in modo più appropriato e completo l’opera dello storico piemontese. Zabbia ha esaminato alcune pubblicazioni di Falco per ricostruirne il lavoro, ricordando come sia stato lo stesso studioso in età matura, attraverso un’autobiografia, a dare notizie precise del suo modo di procedere nella ricerca. Alcuni scritti, come quelli su Velletri e Alfonso di Salerno hanno, avuto la degna considerazione solo dopo la sua morte. Zabbia ha inoltre cercato di stabilire quanto questi lavori siano stati influenzati dai rapporti del Falco con il professor Pietro Fedele suo maestro e da alcuni altri illustri membri della Società romana di storia patria, senza trascurare l’apporto di altri autorevoli studiosi tra i quali Pietro Egidi, successore di Fedele sulla cattedra torinese. 

Di seguito Alessio Fiore, dell’Università degli studi di Torino, si è preoccupato di portare alla luce alcuni contributi di Giorgio Falco relativi alla sua docenza torinese, che però sono stati poco analizzati, ma che hanno permesso allo studioso di redigere l’autorevole opera Medioevo Cristiano, sul tema della Romanità e del Cattolicesimo che rispondeva idealmente e culturalmente al contesto storico. L’indagine di Fiore ha inoltre ben messo in evidenza anche le vicende umane del Falco in un periodo delicato come quello degli anni del regime fascista, quando divenne membro della Società storica subalpina. L’entrata di Giorgio Falco nella Società rappresentò l’avvento della “nuova generazione universitaria” lontana, quanto possibile, dalle vicende travagliate del momento, riuscendo inoltre a stabilire equilibri tra alcuni membri della Società stessa, pur non aderendo completamente all’ideologia politica. Fiore ha ripercorso gli impieghi dello storico come membro passando da Direttore della Biblioteca storica subalpina a quello di vicepresidente della Società. Il quadro che Fiore illustra è quello di una fase tormentata che condusse un Falco diplomatico nuovamente alla docenza universitaria.

Il terzo intervento ha avuto come relatore Marzia Azzolini, archivista dell’Istituto storico italiano per il Medioevo, che ha tracciato un quadro accurato dell’attività di Giorgio Falco attraverso le carte conservate presso l’archivio dell’Istituto. A questo proposito la dottoressa Azzolini ha annunciato l’individuazione di 124 documenti, alcuni dei quali illustrati nel dettaglio, mettendo così in evidenza gli intensi rapporti dello storico con l’Istituto nonché alcuni aspetti della sua storia personale. 

L’ultimo intervento, nella sessione antimeridiana, è stato tenuto da Pier Giacomo Sottoriva, presidente della Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta onlus. Già il professor Zabbia aveva fatto cenno, durante la sua relazione, al saggio di Falco sulla formazione della signoria dei Caetani pubblicato nel 1928 dalla “Rivista storica italiana”. In particolare Sottoriva ha approfondito i rapporti di Falco con Gelasio Caetani, della nobile famiglia romana, che era dedicato anche allo studio del grande archivio di famiglia in Roma. Gelasio durante la redazione della Domus Cajetana, in cui narrò la storia della sua famiglia fino al Cinquecento, si servì del prezioso sapere di Giorgio Falco, con il quale intrattenne uno scambio epistolare, degno di interesse per i numerosi risvolti. Tentativo meritevole, quello di Sottoriva, che ricorda inoltre quanto Falco sia stato esemplare studioso del Medioevo laziale e si sia dedicato alla ricostruzione, in particolare, degli assetti medioevali dei comuni del Basso Lazio.

La sessione pomeridiana del Convegno, presieduta da Gabriella Severino, già docente di storia medioevale presso l’Università “La Sapienza” di Roma, si è aperta con le considerazioni svolte da Anna De Santis, del Centro studi “Antonio Mancinelli”, la quale ha mostrato come Giorgio Falco nel 1912 continuasse a cercare “tracce” dei secc. XI-XIV attraverso le ricerche nell’archivio comunale di Velletri, seguendo il consiglio del già citato Pietro Fedele ed avvalendosi di numerose fonti conservate anche fuori della provincia romana. La ricostruzione è partita dal più antico documento veliterno datato 946, contenente la prima descrizione pervenutaci dei confini di Velletri, per giungere a una pergamena del 1389: si tratta di materiali analizzati da Falco, attento studioso anche di particolari che potevano sembrare irrilevanti come l’esame delle copertine dei protocolli notarili. I risultati più completi si hanno però dal secolo XIV e successivi per ciò che riguarda la struttura comunale. La professoressa De Santis ha accennato inoltre alle più importanti notizie sulle relazioni di Velletri con il Papa, Roma, la provincia (ovvero l’Agro Romano contiguo alla Città Eterna), nonché ai signori delle aree situate nel circondario. Alcuni documenti comunali consultati dal Falco sono oggi purtroppo irreperibili. Risulta quindi ancor più preziosa l’analisi delle fonti indagate in passato di cui rimane ormai solo traccia e memoria nei riferimenti dell’opera dello Storico torinese.

Durante il secondo intervento sono stati presentati gli esiti dell’appassionata ricerca del veliterno Franco Lazzari, del Centro studi “Antonio Mancinelli”, autore di numerosi saggi sul Medioevo.  

Il dottor Lazzari ha ribadito che proprio grazie allo studio di Giorgio Falco, il primo lavoro specifico sul comune di Velletri, eseguito tra il 1913 e il 1916 si è potuto fare luce sui rapporti tra papato, Roma e Velletri. Ha inoltre ricordato che il saggio di Falco su Velletri è alquanto breve rispetto alla consistente appendice documentaria formata dagli atti che lo storico esaminò e trascrisse presso l’archivio, allora “segreto”, dello stesso Comune. Inoltre ha evidenziato quanto l’opera di Falco fosse influenzata dalla tradizione positivistica di fine Ottocento. La relazione richiama uno studio, dello stesso Lazzari, che analizza la lotta tra Roma e Velletri nella seconda metà del XIV secolo, approfondendo gli aspetti relativi ai ceti dominanti e alla divisione del potere.

Decisamente interessante anche la relazione di Giovanni Pesiri, dell’Istituto storico italiano per il Medioevo, che ha esaminato le caratteristiche del mecenatismo dei Caetani prendendo spunto, come i precedenti relatori Zabbia e Sottoriva, dal saggio di Falco sulla formazione della signoria del casato. In particolare, Pesiri ha tratteggiato un inquadramento storico dell’opera del conte di Fondi Onorato II Gaetani d’Aragona, esperto politico e uomo d’affari ma anche mecenate nel campo della cultura e dell’arte, che ebbe attenzione soprattutto per la città di Fondi. Ha inoltre approfondito l’indagine sugli ultimi monumenti fatti erigere da Onorato nelle città di Fondi e di Minturno, partendo da un inedito libro di conti relativo a tali fabbriche. Infine ha concluso, suscitando notevole attenzione dei presenti, con l’analisi delle notizie relative a un perduto dipinto commissionato dallo stesso conte a Cristoforo Scacco probabilmente per l’altare maggiore della chiesa dell’Assunta di Fondi. 

L’ultimo contributo è arrivato da Alessandra Acconci, della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio per il Comune di Roma, la quale ha preso spunto dai molteplici lavori di Giorgio Falco sulla Campagna e Marittima per sviluppare con grande cura e competenza il tema della committenza artistica dei nobili de Ceccano, esponenti tra i più rilevanti del baronato nel Lazio meridionale pontificio. La dottoressa Acconci ha avviato il discorso fornendo una mappa dei centri che, tra il XII e il XIV secolo, erano sotto il dominio dei da Ceccano nella provincia di Campagna e di Marittima; centri di cui questa famiglia modificò l’aspetto attraverso la costruzione di molteplici edifici, dai castelli ai complessi monastici. Precisa, la Acconci, che significativi documenti dimostrano il mecenatismo dei Ceccanesi particolarmente nei confronti dell’Ordine cistercense; ciò è ravvisabile nel loro operato, a partire dalla chiesa di S. Lorenzo nell’odierna Amaseno a quella S. Maria del Fiume a Ceccano. Ha dato anche notizia dei rapporti di questa famiglia con l’abbazia di Fossanova, nonché con i territori transalpini; ha inoltre ricordato che il processo di valorizzazione coinvolgeva ovviamente anche il piccolo stato ceccanese e ha citato vari esempi, tra cui quello dell’ultimo mecenate della famiglia, ossia il cardinale Annibaldo da Ceccano.  

I lavori sono terminati con le parole conclusive della presidente Gabriella Severino, studiosa di storia della cultura del basso medioevo e autrice di un bel saggio su Giorgio Falco, pubblicato nella rivista “La Cultura”. 

Il Convegno ha visto la presenza di un cospicuo numero di studenti, che hanno dimostrato in questo modo il loro interesse per la storia della propria città. L’insegnamento di Falco in questo senso risulta per due motivi colmo di valore, da un lato permettendo l’acquisizione e comprensione dei fatti e dall’altro suggerendo anche alle future generazioni di cercare, studiare e tramandare tracce per non perdere la storia.                                                                                                                         


A seguito dell'evento in locandina dedicato a Giorgio Falco, studioso interessato a Campagna e Marittima e alla nascita della Famiglia Caetani, riportiamo gli abstracts degli interventi che hanno interessato il territorio pontino e i Caetani rispettivamente di Pier Giacomo Sottoriva, Presidente della Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta onlus, e di Giovanni Pesiri, Istituto storico italiano per il Medioevo.

 

Raccontare i Caetani. Uno scambio epistolare tra Giorgio Falco e Gelasio Caetani

 

Pier Giacomo Sottoriva, Presidente Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta onlus

 

Giorgio Falco fu a lungo benemerito studioso del medioevo laziale, prima di rientrare nella sua Torino dove insegnò presso la locale Università. Allievo del professor Pietro Fedele, che fu anche Ministro della Pubblica Istruzione, minturnese di nascita e romano di formazione ma con un profondo senso per la sua cultura aurunca, che dimostrò con la creazione di un museo del folklore allestito nella storica torre costiera di Pandolfo Capodiferro, eretta nel XVI secolo quasi sulla sponda sinistra del fiume Garigliano e fatta saltare dalle truppe tedesche nell’autunno del 1943. Il museo andò disperso e solo qualche pezzo è stato fortunosamente ritrovato a Fiuggi. Falco dedicò in particolare le sue energie alla ricostruzione degli assetti medievali dei Comuni del Basso Lazio.    

Gelasio Caetani, della nobile Famiglia romana, fu un genio multipolare: ingegnere minerario, eroe della Prima Guerra Mondiale, ambasciatore negli Stati Uniti, primo bonificatore dell’Agro Pontino, scultore, studioso degli ambienti in cui la zanzara malarigena proliferava, si dedicò anche al riordino del grande archivio di famiglia in Roma, il più importante degli archivi signorili, che inizia prima dell’anno Mille e prosegue tuttora. Il contatto con tanti preziosi documenti lo portò a scrivere una decina di libri tratti da essi e in particolare la nota Domus Cajetana. Per una lettura filologica e un inquadramento storico, Gelasio di avvalse del consiglio di Giorgio Falco, al quale chiese anche giudizi su quanto andava scrivendo. 

Questa collaborazione è attestata da un carteggio contenuto nell’archivio personale del nobile romano, riportato alla luce di recente. Nelle numerose lettere che i due studiosi si scambiarono emergono due caratteri molto diversi e due culture altrettanto diverse. Alla insistente richiesta di Gelasio di un conforto alla ricostruzione che del ruolo e dei personaggi della sua Famiglia andava facendo, corrisponde la mite e saggia risposta di Falco, che conscio dell’imperfetto parallelismo negli studi del periodo che il suo interlocutore evidenziava, evitava lezioni ed erogava suggerimenti. Ne nasce uno scambio ricco di umanità e anche di curiosità su una vicenda di storia del medioevo laziale.

 

Aspetti del mecenatismo dei Caetani: il pittore Cristoforo Scacco e le ultime committenze del conte Onorato II a Fondi e a Minturno (1487-1491)

 

Giovanni Pesiri, Istituto storico italiano per il Medioevo

 

Onorato II Caetani, figlio di Cristoforo ed esponente del ramo secondogenito dei Caetani di Sermoneta, governò la contea di Fondi per un cinquantennio (1441-1491), che viene considerato uno dei più felici nella storia di quel territorio. Il conte, in virtù dell’accorta politica di fedeltà ai sovrani aragonesi e delle sue doti imprenditoriali, divenne uno dei più ricchi e potenti signori del Regno di Napoli: rivestì la carica di logoteta e protonotaro del Regno, fu un abile banchiere e promosse nei suoi feudi numerose attività economiche, non ultime quelle legate alla tintura e al commercio dei panni di lana. Nel 1466 il re Ferdinando I d’Aragona concesse a lui e ai suoi discendenti il privilegio d’integrare il proprio cognome con l’appellativo “d’Aragona” e d’inserire le insegne aragonesi nello stemma. Ma Onorato non fu soltanto un esperto politico e uomo d’affari, ebbe anche lo spirito del mecenate nel campo della cultura e dell’arte. Volle infatti investire una parte delle sue notevoli risorse finanziarie nella costruzione e nell’arredo di chiese e palazzi di Napoli e dei suoi feudi napoletani e pontifici. L’attenzione del conte privilegiò soprattutto la città di Fondi, capitale del suo “stato”, che assunse l’attuale aspetto monumentale grazie ai numerosi edifici sacri e profani da lui ricostruiti, o abbelliti, e dotati di magnifici arredi. In linea con i più recenti sviluppi delle ricerche su quest’ultimo aspetto della storia dei Caetani ‒ promosse negli ultimi decenni anche dalle Fondazioni Camillo e Roffredo Caetani ‒ vorrei proporre qui un approfondimento di alcuni aspetti del mecenatismo di Onorato II Gaetani d’Aragona. Prenderò quindi in esame un inedito libro di conti relativo agli ultimi lavori commissionati dal conte tra il 1487 e il 1491, anno della sua morte: a Fondi la chiesa di S. Maria Assunta e il perduto sepolcro nella chiesa di S. Francesco, a Minturno la chiesa di S. Francesco; infine un dipinto, oggi disperso, di Cristoforo Scacco da Verona ‒ cittadino della terra di Monticello (Monte San Biagio) ‒, opera probabilmente destinata a ornare l’altare maggiore della già citata chiesa dell’Assunta di Fondi.

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