Feudo Caetani. Don Michelangelo e il taglio delle selve. 

di Anna Di FalcoFunzionario architetto presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
























Nel Fondo Lanciani, nella Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, è conservata una stampa dal titolo «QUARTI DELLE SELVE», incisa a bulino e firmata da Giovanni Girolamo Frezza citato nel «Manuale degli Amatori di stampa edito a Parigi nel 1856(1) tra i più importanti incisori d’Europa Frezza Gioan Girolamo, Grav a l’eau-forte e tau burin, ne a Canemorto, pres de Tivoli, en 1659. Eleve d’A., van Westerhout, vivait encore en 1728». 

La mappa non è inedita, infatti nel periodico di Storia urbana e del territorio nel numero PALUDI E BONIFICHE, lo storico Giusto Traina la inserisce nel suo saggio sulle paludi e le bonifiche e la descrive come «Carta annessa alla dissertazione di G. M. Lancisi, Roma 1717(2)» .

E’ noto l’interesse di Lancisi per le condizioni patologiche in genere e per lo studio sulle cause della malaria, in particolare dell’area romana e della valle Pontina che concluse con la pubblicazione «De naxiis paludum effluviis eorumque remediis libri II» apparso a Roma nel 1717(3).

Le date quindi di Frezza e di Lancisi sono tra loro coerenti(4).

La mappa non è di grandi dimensioni (misura infatti cm 37 x cm 18,5) per cui è verosimile che appartenesse ad un volume o che fosse a corredo di una perizia, essa è interessante per le indicazioni topografiche relative ai luoghi, alle città, alla posizione dei venti, alle terre dirute.

A noi interessa il confronto di questa fonte iconografica con il testo di Pietro Pantanelli(5) che, come sappiamo, ha dedicato alla descrizione del nostro territorio tantissime pagine.

Egli racconta della decisione di Don Michelangelo Caetani(6) che nel 1716 circa si dispose per vendere il legname ricavato dal taglio delle selve a ridosso di Cisterna, evidentemente in un momento di difficoltà economica del casato, e di come questa decisione fu impedita dalla Camera Apostolica per il timore che ciò potesse essere la causa di un peggioramento del clima per la città di Roma.

Il Pantanelli ci ricorda anche che già papa Sisto V(7) aveva proibito il taglio delle selve da Terracina a Civitavecchia per lo stesso motivo e per motivi di sicurezza.

Don Michelangelo presentò una specifica supplica a papa Clemente XI(8) il quale, prima di prendere ogni decisione, nominò una commissione di esperti ingegneri, agrimensori, medici per accertare le problematiche connesse all’operazione. Ne seguirono sopralluoghi e relazioni tecniche che verosimilmente giustificano la mappa del Frezza, con la rappresentazione dettagliata dei venti, della distanza tra Cisterna e Roma, delle selve, della qualità dei terreni e dell’orografia dell’area Pontina.

Il testo del Pantanelli cita gli stessi luoghi indicati nella mappa e altri ancora e descrive con ricchezza di informazioni le circostanze che portarono papa Clemente XI a negare ai Caetani di modificare la morfologia dei luoghi e lo storico trascrive anche un estratto della relazione dei due tecnici Faustino Crispoldi e Domenico Gagliardi, incaricati dalla Camera Apostolica di eseguire un sopralluogo nelle terre dei Caetani e di redigere la perizia entro quindici giorni:

«Nel 1711 il nostro duca(9) lasciò la corte di Vienna e tornò in Roma et in Sermoneta, ... Nell’anno stesso 1711 il nostro duca rinunciò a’ 7 ottobre a don Michelangelo, suo figlio, il ducato di Sormonta, per gli atti dell’a.c. Paparozzi, ma non piglionne pubblico possesso che nel 1716 (...) ha eretto (don Michelangelo) in Cisterna una regia villa, un nobile teatro in cui egli stesso nell’età florida compariva in scena a far mostra di sua perizia nella musica, con molto concorso di nobiltà romana e dè con vicini popoli ... nel 1714 pensò di fare un taglio a sfattamacchia di tutte le selve dogane del nostro territorio e dell’altro assai tenue di Cisterna. N’ebbe pratica con alcuni ricchi Genovesi, cò quali finalmente stabilì detto taglio per il prezzo di quattrocento cinquanta mila scudi, e n’ebbe per arra 50 mila. Numerò perizialmente i quarti della medesime dogane, cioè: le Cese di Giovanni Crasso, il quarto di Pianorosso; i quarti di Pantano, degli Ottavoni, di Selva Pisciotta, della Castagnola, della Casilina della Speranza, di Cerretalto, della Cicerchia, Viperato, Cerreto della Croce, della Cannuccia, di Fondo Saracino, di Sassano e Macchione, dell’Olmetto, del Cerretello, Casetta e Macchiatonda, di Caccianova e Stracciapanni, di S. Martino, Acquabrava e Cerretello, di Cento Piscine, della Vozza e Malconsiglio, di S. Donato, dell’Eschieto, del Pantano e Longarello, del Pantano di S. Biagio, della Punta del Cardinale, e della Femina Morta, in tutti sono 26, e tra questi credo esservi compreso il Pantano delli Guai, e la Requiata degli Animali, che già fu della famiglia Anibaldi da Sormonta […] ma perché per dare esecuzione a simile taglio vi si richiedeva l’assenso del principe supremo, perchè dicono esservi una costituzione del santo pontefice Sisto quinto, colla quale proibisce il taglio delle selve marittime da Terracina sino a Civitavecchia, il duca presentò le sue suppliche a papa Clemente, il quale deputò per tale affare una particolare congregazione da tenersi avanti il cardinal camerlengo coll’intervento d’altri principali ministri della corte. Dopo alcuni discorsi fatti, fu risoluto che si facesse un’esatta pianta di queste campagne (...) Spedì dunque a questa volta monsignor Faustino Crispoldi, Luigi Casoli ingegnere, gli agrimensori Tomasso Sperandio et Angelo Galeati, Domenico Gagliardi, protomedico generale, e Vincenzo Antonio Gattucci, medico di collegio, acciò attentamente esaminassero se dal taglio generale di sì ampie macchie poteva lo scirocco recare ulteriore pregiudizio alla città di Roma, per esser le medesime selve come bastioni per impedire le violenze dè dannosi effluvi. Questi nel 1715 si portarono a questa volta e si fermarono a Cisterna, che è il primo luogo del ducato verso Roma; et il duca don Michelangelo, che ivi li attendeva, pose loro sotto l’occhio un’erudita perizia a questo fine fatta ricavare da Marcantonio de Rossi, nella quale, oltre la descrizione delle selve e popoli del ducato, ricerca anco a meraviglia il clima dell’aria, la qualità del terreno, dell’acque e dè venti, dà quali siamo dominati, intitolata: Relazione periziale sopra il taglio delle selve del territorio di Sermoneta e Cisterna ecc, data alla luce a’ 10 giugno 1714, e stampata da Domenico Antonio Ercole in Perione. Ciò che operassero i sopradetti deputati in queste parti si ha nella relazione periziale che il prelato Crispoldi presentò a Clemente XI, un ristretto nel quale si legge in un sommario di scrittura del nostro avvocato Colavachi a nostro favore e contro i Bassianesi, nel quale si ha: «il principe don Michelangelo Caetani ecc. essendosi industriato a procurare anche la vendita del taglio delle macchie di Sermoneta e Cisterna, ha stabilito ottenere il beneplacito apostolico ecc. ma perché la Santità di nostro Signore ecc. ha sempre la clemenza di tenere costantemente fisso nella mente il miglior bene dè sudditi ecc. volle però ordinare che del taglio di detta macchia si discorresse in una particolar congregazione avanti il signor cardinal camerlengo con l’intervento dè principali ministri ecc. fu pertanto nella medesima risoluto che del circuito dell’ampia macchia fusse esattamente levata la pianta et in essa delineare le città e terre vicine ecc. tutti quelli che erano stati deputati d’intervenire all’accesso partirono ecc. e giunti in Cisterna videro che lo stato della casa Caetana resta composto di quattro luoghi che sono: Sermoneta, Cisterna, Bassiano e Ninfa. Quarto. Sermoneta elevata sopra di un monte è terra che porta seco il titolo di ducato, resta ben munita di fortificazione, d’armi, e di cannone, e si custodisce in forma militare; a levante viene sopraffatta da monti aspri e scoscesi; dalla parte di ponente mira una gran pianura di ricco terreno lavorativo sino al fiume Ninfa, e di qua dal medesimo le vaste pratarine di Piscinara, alle quali immediatamente succedono le selve sino al mare; si ritrova a proporzione di sua capacità ben popolata. Quinto. Resta Bassiano nascosto fra le montagne di Sermoneta e Sezze, nella parte di levante, in forma tale che nelli operati fatti in què contorni mai comparve a vista, e però fu lasciato di personalmente visitarlo ecc. Sesto Ninfa dalle sue macerie ecc mostra essere stata nella radice de’ monti che nella parte di levante li sovrastano; nasce in essa un picciol lago da cui deriva un fiume ecc. e’ considerabile il territorio di Sermoneta e Cisterna (giacchè quello di Ninfa non si contraddistingue; e l’altro di Bassiano prende, come si è detto, la sua estensione sopra le montagne tra Sermoneta e Sezze), perché si spande in una vasta pianura che, agiatamente camminando da Cisterna, va declinando con le acque verso le Paludi pontine ecc. et ecco tutto ciò che in esecuzione dè comandamenti di Nostro Signore nel termine di quindici giorni si è potuto osservare ecc. Faustino Crispoldi, Domenico Gagliardi».(10)

Pantanelli quindi non parla né della tavola del Frezza né della perizia di Lancisi  ma  cita un’altra mappa che egli attribuisce al noto architetto Marcantonio de Rossi(11) che però muore nel 1661.

Non è questa la sede per dirimere la questione ma crediamo che lo storico confonda l’officina De Rossi di cui il Frezza si avvale proprio tra il 1705 e il 1723 per stampare le tavole per un volume sulla basilica di Pisa, con il noto architetto Marcantonio de Rossi.

Pensiamo invece che la perizia dei due tecnici nominati dal Pantanelli, Faustino Crispoldi e Domenico Gagliardi abbiamo eseguito il lavoro utilizzato poi dal Lancisi, posto dal papa a capo della commissione per esaminare la richiesta di don Michelangelo, e consentirgli di esprimere il parere negativo al taglio delle selve.

Taglio che allora fu impedito ma riproposto e eseguito anni dopo.


Note


«Manuel de l’Amateur d’estampes, Manuel du libraire et de l’amateur de livres», Paris 1856.
FREZZA Giovanni Girolamo, figlio di Bernardo, nacque nella località sabina di Canemorto (odierna Orvinio), con ogni probabilità nel 1671, per quanto la maggior parte dei repertori, senza però riportare alcun riscontro documentario indichino il 1659 (…). La data di nascita del Frezza si può ricavare, con un buon margine di certezza, dai registri degli Stati d’anime della parrocchia di S. Susanna in Roma che testimoniano della presenza di “Girolamo Frezza intagliatore di rami” in città dal 1703 (…). E’ assai probabile, tuttavia, che il Frezza sia giunto a Roma molto prima dell’inizio del XVIII secolo, per andare a imparare l’arte del bulino e dell’acqua forte, presso la bottega del celebre incisore, originario di Anversa, A. van Wrsterhout.  Tratto dal Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 50.
TRAINA G., Muratori e la “barbarie” palustre: fondamenti e fortuna di un topos, PALUDI E BONIFICHE, n.8-9, Roma 1985-86.
LANCISI Giovanni Maria, secondo di due figli, nacque a Roma il 26 ottobre 1654 da Bartolomeo e da Anna Maria Borgianni (…) Nel 1666 (…) fu ricondotto a Roma dove, dopo avere completato la sua educazione, fu iscritto ai corsi di medicina alla Sapienza. Conseguì i gradi accademici il 22 sett. 1672 con Giovanni Trulli come promotore. Una volta laureato, prese a frequentare l’accademia medica di S. Floridi, quella di anatomia di Giovanni Guglielmo Riva e quella di botanica di Giovan Battista Trionfetti, nonché l’ospedale di S. Spirito (…) Di questioni legate alla tutela della salute pubblica il Lancisi si interessò nell’ultimo decennio della sua vita, e ne fece oggetto di una serie di opere, la maggiore delle quali è il De noxiis paludum affluviis eorumque remediis libri duo. In essa il Lancisi fornì un quadro delle epidemie di febbri malariche che flagellarono Roma nel 1695 e nel 1716 (…) suggerì così l’esistenza di uno stretto rapporto tra la malaria e le paludi, luoghi particolarmente infestati dalle zanzare, da lui ritenute il vettore della malattia.Tratto da Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 63.
PANTANELLI Pietro (1709-1751), Notizie storiche della terra di Sermoneta, Roma 1908-1909.
CAETANI Michelangelo (1703-1759) duca di Sermoneta, figlio di Gaetano Francesco e di Costanza Barberini.
Papa Sisto V, 1521-1590.
Papa Clemente XI, 1700-1721.
CAETANI Gaetano Francesco, duca di Sermoneta, duca di S.Marco, principe di Caserta, figlio di Filippo e di Topazia Caetani, marito di Costanza Barberini (1670-1716).
10 PANTANELLI Pietro, VOL. II, Libro V pg. 116-120.
11 DE ROSSI, Marc'Antonio. - Figlio di Mattia, nacque nel Bergamasco nel 1607; la sua carriera di architetto si svolse tutta a Roma. L. Pascoli (1730) lo cita con la qualifica di "non mediocre" nella biografia dei figli Matthia e Domenico, anch'essi architetti. Lo chiama "romano", certo perché il D. lasciò il luogo d'origine molto presto, prendendo parte al progetto della fortificazione esterna di Castel Sant'Angelo, in corso dal 1626 al 1640, muore nel 1661.


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