L'area sorgiva del Monticchio, luogo Caetani

testo e immagini di Giancarlo Bovina, geologo






























Il Monticchio, quello che un tempo era un colle bruscamente emergente dalla pianura poco sotto  Sermoneta, oggi si presenta con l’ultima parte della sua sommità, un moncone di pietra in qualche maniera protetto dalla Torre medievale che, essa stessa precaria, ne ha di fatto impedito la totale escavazione. Si tratta infatti di un piccolo colle roccioso, isolato nella pianura, in larga parte demolito da una prolungata attività di estrazione della pietra dove, singolarmente, proprio la pietra, assieme all’acqua sono gli elementi che ancora ne determinano l’unicità. E’ dalla pietra del Monticchio che sono state prodotte la sabbia e la breccia utilizzate per la costruzione delle strade della pianura bonificata, le pietre utilizzate per opere edili e per le strutture idrauliche della Bonifica: rivestimento dei canali e dei laghi, argini, briglie, ponti e altro

Oggi brandelli calcarei, speroni e lastricati residuali, che saturi d’acqua creano condizioni ecologiche del tutto peculiari: le sorgenti puntuali (alcune anche mineralizzate come il Cacarello), fiumetti drenanti come il fosso della Regina e poi ancora rive densamente vegetate, lembi di prati umidi su pavimenti calcarei (fondo della cava e detrito di risulta), stagni laminari effimeri, un profondo laghetto sorgivo debolmente solfureo, l’Acqua Turchina, con i suoi isolotti galleggianti mossi dal vento.


Apparenti ruderi di natura che però, a differenza dei resti archeologici, destinati prima o poi a deperire definitivamente, sono qui in grado di rigenerarsi e creare nuovi ambienti vitali, habitat ed ecosistemi, grazie al contatto tra l’acqua abbondante e la pietra: anche quando quest’ultima giace demolita e frantumata sul fondo della cava abbandonata, tra i resti ferruginosi di una prossima archeologia industriale.


Un parallelo tra resti storico-archeologici e resti di natura che trova riscontro visto nell’intorno denso di antichità, non del tutto obliterate, le quali dovevano arricchire il paesaggio originale del Monticchio “A’ nostri di ogni sua delizia è disfatta e di esso così leggo notato nel manoscritto dell’origine dei signori Caetani: ‹Tornando alla già detta montagnola chiamata il Monticchio, che è caccia d’animali e di uccelli, e dove sogliono imbarcare i signori in occasione di viaggio o di spasso. Si vede in quella li vestigi delle antiche delizie delli signori Caetani, registrate nelle peschiera abbandonate, nel giardino dei frutti inselvaggito, nelle torrette e nelle altre fabriche disabitate, nel grandissimo oliveto imboschito, e nelli stradoni occupati da rovi et altri ignobili virgulti , che hanno similmente occupato le dilettevoli ripe… › ” (Notizie storiche della Terra di Sermoneta raccolte da Pietro Pantanelli (1766) edite da Leone Caetani (1909) - Bardi Editore 1992).


Distaccato dal Monticchio, circa a 250 metri dai suoi margini orientali, lungo la riva del Cavata, emergono dalla fitta vegetazione i ruderi della Macchina dell’Acqua. L’edificio, notevolmente modificato nel corso dei secoli sembrerebbe riferirsi al Mulino di San Giovanni appartenente all’inventario di Santa Maria dal 1289 (dalle Notizie storiche del Pantanelli). Quello che è certo dalle prime indagini è che il rudere della mola è stato acquistato attorno al 1860 da Michelangelo  Caetani ed è poi passato nel 1919 dal figlio Onorato al Comune di Sermoneta. Porta la data del  1886 il progetto dell’Ing. Di Tucci, di un ingegnoso ed efficiente sistema di sollevamento delle acque delle sorgenti alla base dei monti, per alimentare le cisterne del castello e quindi il paese. Il carico idraulico circa 6 ÷7 metri del Fontanile delle Lavandare (Lavatoio di Sermoneta) e della sorgente della Cartiera, consentiva di azionare una grande ruota che attraverso due pompe idrauliche, spingeva l’acqua di una terza sorgente sino al paese, con un dislivello totale di oltre 230 ÷ 240  metri ad una distanza dell’ordine dei 2 chilometri; destinando in tal modo quello che era divento un rudere a uno dei più importanti usi collettivi.


E tutto questo non può non rammentare la vicinanza di  Ninfa con la riscoperta di un  legame non solo storico e  concettuale, ma anche fisico. Legame che se adeguatamente interpretato, in futuro potrà essere anche estremamente  funzionale alla  valorizzazione del territorio, in uno scenario dove la tutela degli ambienti di neoformazione della vecchia cava, associata ad un coerente azione di valorizzazione ed uso del sito e dei suoi dintorni, potrà portare alla piena connessione e moltiplicazione dei differenti pregi di due monumenti, Ninfa e Monticchio, della natura oltre che della storia.


Attraverso una indagine preliminare che ha affrontato i molteplici aspetti e valenze dell’area, la sezione di Latina di Italia Nostra, grazie al profondo interesse del Comune di Sermoneta e dell’Agenzia Regionale dei Parchi (ARP), ha consentito l’avvio del processo di istituzione del Monumento Naturale “Area sorgiva del Monticchio”. Dopo la mostra documentaria “Pietra, acqua … verso il Monumento Naturale del Monticchio” , tenuta tra la fine di agosto e l’inizio di settembre 2015 presso il Palazzo Ada Caetani di Sermoneta, il lavoro di Italia Nostra, di campo e di archivio, proseguirà per arricchire il patrimonio conoscitivo e favorire la valorizzazione delle profonde relazioni naturali e culturali del paesaggio pedemontano pontino-lepino.

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