Ninfa

di Philippe Jaccottet

traduzione di Leone D'Ambrosio




L’amicizia tra due poeti. Quella tra Leone D’Ambrosio di Latina, ma con origini marsigliesi, e Philippe Jaccottet, uno dei più grandi poeti francesi vivente. Un’amicizia nata per caso. D’Ambrosio invia la sua raccolta di poesie “Ce n’est pas ancore l’adieu”, pubblicata in Francia da Encres Vives, e Jaccottet gli risponde con un bel giudizio critico. Anzi, nella sua lunghissima lettera gli parla di un suo viaggio in Italia per incontrare Giuseppe Ungaretti e di Ninfa. Il ricordo di Ninfa, “dell’autista della principessa Marguerite C. che lo attendeva alla stazione di Latina”,  per il più rappresentativo poeta francese, oggi 87enne, che vive a Grignan, nella Drôme, nel sud della Francia,  nonostante siano passati più di sessant’anni è rimasto sempre vivo. 

NINFA


In questo giardino la voce delle acque non inaridisce,

sarà quella di una lavandaia o di quelle ninfe laggiù,

la mia voce non riesce a mescolarsi a quelle

che mi sfiorano, mi fuggono e passano infedeli,

non mi rimane che queste rose colte

nell’erba ove ogni voce tace con il tempo.


- Le ninfe, i ruscelli, immagini di cui

compiacersi!

Ma chi cerca altra cosa qui d’una voce chiara,

una fanciulla nascosta? Non mi sono inventato nulla:

ecco il cane che dorme, gli uccelli raccolti,

gli operai curvi davanti ai salici fragili,

ardenti come fuochi; la serva li chiama

a fine giornata… La loro e la mia giovinezza

si consumano come una canna, con la stessa celerità, 

per tutti noi marzo s’avvicina…


                  E non sognavo

quando ho sentito, dopo tanto tempo, questa voce

ritornarmi dal fondo di questo giardino, l’unica,

la più dolce in questo concerto…

                                                                  "- O Domenica!

Mai avrei creduto di ritrovarti qui,

tra queste persone… - Taci. Non sono più colui

che fui…”

L’ho vista  salutare con grazia

i nostri ospiti, poi andarsene via come l’acque svanendo,

lasciando il parco, mentre il sole si perde,

e sono già quasi le cinque, in inverno.






NINFA


En ce jardin la voix des eaux ne tarit pas, 

est-ce une blanchisseuse ou les nymphes d'en bas, 

ma voix n'arrive pas à se mêler à celles

qui me frôlent, me fuient et passent infidèles,

il ne me reste que ces roses s'effeuillant

dans l'herbe où toute voix se tait avec le temps.


- Les nymphes, les ruisseaux, images où se

complaire !

Mais qui cherche autre chose ici qu'une voix claire,

une fille cachée? Je n'ai rien inventé :

voici le chien qui dort, les oiseaux rassemblés,

les ouvriers courbés devant les saules frêles

brûlant comme des feux; la servante les hèle

au bout de la journée... La leur et ma jeunesse 

s'usent comme un roseau, à la même vitesse,

pour nous tous mars approche...

Et je ne rêvais pas

quand j'entendis, après si longtemps, cette voix 

me revenir du fond de ce jardin, l'unique,

la plus douce dans ce concert...

« - O Dominique !

Jamais je n'aurais cru te retrouver ici,

parmi ces gens... - Tais-toi. Je ne suis plus ceci 

que je fus... »

Je la vis saluer avec grâce

nos hôtes, puis s'en aller comme les eaux s'effacent, 

quittant le parc, alors que le soleil se perd,

et c'est déjà vers les cinq heures, dans l'hiver.




Philippe Jaccottet, da « L’Effraie et autres poésies, 1946-1950 », Gallimard, Paris


Traduzione dal francese in italiano di Leone D’Ambrosio






Philippe Jaccottet, poeta, saggista e traduttore, è tra i massimi rappresentanti della poesia francese contemporanea. Nato a Moudon, in Svizzera, nel 1925, dopo gli studi universitari e un soggiorno a Parigi  nel 1953 sposa la pittrice Anne-Marie Haesler e si stabilisce a Grignan, nella Drôme, nel sud della Francia. 

Giovanissimo pubblica  «Requiem», «Trois poèmes aux Démons» e nel 1945, con Gallimard, la raccolta «L’Effraie et autre poésies». Nel 1971, sempre da Gallimard, con la prefazione di Jean Starobinski, «Poésie 1946 – 1967» che riunisce le raccolte « L’Ignorant», «Aire»,  «Leçons». 

In Italia sono state pubblicate le sue raccolte poetiche « Elementi di un sogno» (Hestia, 1994), «Alla luce d’inverno», «Pensieri sotto le nuvole» (Marcos y Marcos, 1999), «L’oscurità» (Fazi, 1998), «Aria» (con testo francese a fronte, Marcos y Marcos, 2000) e il saggio «Austria» (Bollati Boringhieri, 2003). 

Ha tradotto dal tedesco (Hölderlin, Rilke) e dall’italiano (Leopardi, Montale, Ungaretti, Sereni, Luzi, Caproni) ed è da alcuni anni noto ai lettori italiani di poesia grazie alle traduzioni e ai convegni sulla sua figura svoltisi in Italia.


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