Palazzo Caetani a Cisterna di Latina

di Marta Pennacchi, storica dell’arte


Il palazzo Caetani di Cisterna rappresenta la più solida testimonianza della presenza della famiglia in quella che a lungo fu identificata come Terra di Cisterna, a quanto pare già per l’interessamento del pontefice Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani, che visitò Cisterna nel 1298 «attrattovi forse tra l’altro dalle facoltà divinatorie di certi porcari abitatori del luogo(1)». Il monumento ora esistente costituisce però solo il residuo della sua conformazione originaria, impiantata sino alla seconda guerra mondiale su tre corpi di fabbrica, quello sud attribuibile alle più antiche fasi costruttive, il centrale ruotante intorno al cortile interno quadrangolare, e in ultimo il corpo a nord, meno elevato. Come è noto i bombardamenti del secondo conflitto mondiale misero a terra molti edifici dell’antico centro pontino e danneggiarono pesantemente il corpo di fabbrica a sud, che crollò intorno al 1950.
Ma andiamo per ordine. 
Fin dall'inizio del secolo XV i Caetani intrapresero  lunghe trattative economiche e giuridiche per il pieno possesso di Cisterna, cruciale per la posizione dominante nei collegamenti tra lo Stato Pontifico ed il Regno di Napoli e potenzialmente trasformabile in ricca e preziosa fonte di reddito.  La completa proprietà venne conquistata però solo intorno alla metà del secolo, ma a seguito dei ripetuti saccheggiamenti e degli avventurosi e complicati avvicendamenti nella proprietà del sito, al principio dell’età moderna il paese era probabilmente controllato da una rocca assai danneggiata munita di torre in conci di selce e fortilizio con cisterna, tanto è che le fonti coeve così descrivono lo stato dei luoghi «il castro è diruto e inabitato, devono essere costruite e riparate case, muri e mura(2)».

Furono dunque Guglielmo Caetani e poi il figlio Camillo a compiere l’opera di ripopolamento dell’area e di consolidamento del potere signorile all'interno della rocca, che dovette subire interventi di ristrutturazione  - al fine di ospitare le attività che riguardavano il borgo e il controllo della terra - proseguiti all'incirca sino alla prima metà del secolo XVI.

 

Il maggior artefice del rinnovamento cisternese fu però Bonifacio Caetani, erede di Camillo, che decise di trasferire da Sermoneta a Cisterna la residenza abituale nel feudo determinando dunque intorno al 1560 il più poderoso intervento di ricostruzione del palazzo baronale, per il quale si individuano ancora motivazioni inerenti la gestione produttiva del territorio, la strategica posizione viaria e la più agevole vivibilità data dalla conformazione pianeggiante del sito.

 

E’ riferibile all’attività edilizia di Bonifacio l’unico disegno rinvenuto ora attribuito  al parigino Stefano Dupérac, architetto, pittore e incisore che dovette svolgere dunque per il palazzo cisternese attività di progettazione architettonica oltre agli interventi di natura pittorica già documentati dalle carte d’archivio. Il disegno testimonia la conformazione del piano nobile dell’ala sud del palazzo, come si è detto quasi completamente distrutta ad eccezione di alcuni ambienti ancora individuabili nella struttura tuttora esistente.  

 

A tale blocco - non sappiamo se nella stessa fabbrica costruttiva o in seguito - venne agganciato il corpo centrale al quale si aggiunse inoltre il corpo a nord, per il quale si potrebbe proporre una datazione al secolo XVII o al successivo. Il principale portale di accesso, ora su piazza Caetani, si affacciava sul borgo cisternese dominato dalla dimora baronale, che costituiva anche un elemento cardine del sistema difensivo fondato sulla presenza del fosso della Greppara e di almeno una  porta di accesso al paese.

 

Se la più antica decorazione pittorica del corpo a sud è andata distrutta, essa è tuttavia ricostruibile da un articolo di Sir E. K. Waterhouse che visitò tutto il palazzo nel 1935 facendo scattare un buon numero di fotografie ora custodite presso il Courtauld Institute di Londra. Le immagini delle volte affrescate tardo-cinquecentesche permettono di circoscrivere l’attività pittorica riferibile al Dupérac e all'artista sermonetano Girolamo Siciolante, strettamente legato a Bonifacio Caetani e pertanto molto attivo a Cisterna.

 

Le uniche ornamentazioni pittoriche ancora conservate e ben interpretabili, nella cosiddetta “sala Zuccari”, raffigurano una rappresentazione paesaggistica molto interessante del feudo pontino dai piedi delle montagne sino al mare, e sono databili successivamente al 1742 quando il duca Michelangelo - altro membro della gens caetana particolarmente affezionato a Cisterna tanto da ristabilirvi la residenza dopo un periodo di esilio e commissionarvi diversi interventi costruttivi e decorativi - fece costruire il casino di caccia sulla sponda del lago di Fogliano, raffigurato sulle pareti della sala.

 

Le stratificazioni strutturali, l’articolata composizione palaziale e le vicende decorative  di palazzo Caetani - oggetto tra l’altro di recenti interventi di restauro curati dall'amministrazione comunale grazie ai finanziamenti PLUS - testimoniano dunque la presenza secolare del casato a Cisterna e la sua influenza sullo sviluppo del tessuto urbano che ne mostra i segni visibili e le tracce più nascoste, ancora da indagare e comprendere. 

 

 

NOTE

1 M. T. Bonadonna Russo, I Caetani e il loro palazzo di Cisterna, in I Palazzi baronali del Lazio. Lunario Romano 1991, XX.  a cura di R. Lefevre, p.69

2 L. Ployer Mione, Yo non voglio…la Cisterna, Roma 1995, p.102



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