Il bel ritratto di Ofelia Zenoni Fabiani, finora inedito e ancora privo di una valida attribuzione, è stato recentemente oggetto di un restauro conservativo

di Gabriella Gaggi, la restauratrice


Il dipinto era stato arrotolato, e per molto tempo conservato in un baule. Per questo motivo presenta numerose cadute di colore che per lo più lo attraversano orizzontalmente.

Il primo intervento conservativo è stato quello di rendere stabile la pellicola pittorica grazie ad un trattamento con il tavolo termico: questo è consistito in un’operazione di consolidamento con una resina termoplastica (Plexisol) ed un sottovuoto col tavolo a bassa pressione.

Tale trattamento oltre a rendere elastica la pellicola pittorica e adesa all’originale ha potuto ridare planarità al supporto tela che aveva ormai un andamento ondulatorio.

Si è quindi potuto procedere al rimontaggio della tela su un nuovo telaio ligneo ad espansione.

Solo successivamente si è potuta svolgere, senza rischio di perdite di colore, una leggera pulitura che è consistita nel liberare il dipinto da uno sporco superficiale con un solvente non aggressivo (White Spirit) alternandolo ad un gel acquoso leggermente basico.

Il dipinto in passato non è mai stato sottoposto ad interventi di restauro e questo ci da la possibilità di leggerne la tecnica di esecuzione molto più facilmente: il ritratto, eseguito su una tela preparata industrialmente con fondo bianco, è ad olio anche se tale tecnica si percepisce solo nelle zone degli incarnati o dei colori più accesi dove le pennellate, per via della presenza del bianco, sono spesse e date a corpo; mentre nelle parti scure del fondo e del vestito le pennellate sono fluide e solo accennate tanto da imprimere al dipinto la caratteristica di un bozzetto su cartone e non di dipinto su tela. Tale osservazione ha guidato la fase finale dell’intervento cioè quella di tipo estetico. La verniciatura è stata infatti eseguita con una vernice mat sia all’inizio (a pennello) che alla fine dell’intervento di restauro (per nebulizzazione) proprio per conservare all’opera quella caratteristica di dipinto “magro” (quasi un non finito). La reintegrazione è stata tesa a ricostituire il tessuto pittorico solo dove necessario, previa preparazione a stucco delle lacune con gesso e colla; i colori utilizzati sono stati gli acquerelli Windsor e Newton e i colori a vernice Maimeri. 

Il ritratto ha così recuperato una leggibilità completa e le caratteristiche specifiche dell’esecuzione originale.


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