La chiesa e le pitture rupestri della grotta di San Michele Arcangelo sopra Ninfa

di Lucia Milanesi, storica dell'arte


Grotta di San Michele Arcangelo sopra Ninfa, Traditio Legis (M. Barosso)
Grotta di San Michele Arcangelo sopra Ninfa, Traditio Legis (M. Barosso)

A pochissima distanza da Ninfa, si trova la grotta di San Michele Arcangelo con i resti del monastero di Santa Maria di Monte Mirteto. La breve ed intensa storia dell’intero complesso è nota grazie ad una serie di documenti conservati nell’archivio di Santa Scolastica a Subiaco, che indicano il 25 luglio del 1183 la data in cui papa Lucio III per mano di Pietro, vescovo di Segni, consacra la grotta in chiesa, dedicandola al culto di Sant’Angelo, retta ed amministrata dal clero della città di Ninfa. La fama e la venerazione fu tale che dopo appena 33 anni dalla consacrazione della grotta si procedette alla costruzione dell’annesso monastero di Santa Maria di Monte Mirteto grazie a Ugolino dei Conti di Anagni, vescovo di Velletri e futuro Gregorio IX. Cominciò per la badia una vera e propria fase di espansione ed il rilievo assunto nel corso degli anni fu tale che quasi le sorti dello stesso si imponevano all’attenzione di pontefici, imperatori e Re. Con la sede avignonese del papato, iniziarono però per la badia di Monte Mirteto, come per le altre nel territorio pontino, momenti di ristrettezze. Tuttavia per la badia ninfana continuò un periodo abbastanza florido e tranquillo, dovuto al dominio, non sempre costante, sul territorio della famiglia Caetani. Al progressivo declino della badia nel 1432 farà seguito la sua completa annessione al monastero di S. Scolastica a Subiaco. 

Il pessimo stato conservativo in cui versa attualmente l’intera struttura non permette ormai di comprendere l’unità architettonica della costruzione ed impedisce la lettura delle pitture rupestri conservate in loco, note ormai solamente attraverso lo studio degli acquerelli di Maria Barosso, realizzati nel 1923, su incarico di Gelasio Caetani, e conservati presso la Fondazione Camillo Caetani di Roma. La grotta di origine carsica è costituita da due cavità separate da un tronco calcareo. La grotta custodisce al suo interno due altari riconducibili alla fase medioevale e deputati alla conservazione di importanti reliquie. Grazie ad una serie di gradini si raggiunge il piano rialzato dell’altare principale, posto nella cavità maggiore, delimitato da due muretti che fungono da transenne. L’intera zona è interessata dalla decorazione risalente alla fase medioevale e più precisamente ad un momento di poco anteriore quello della consacrazione della grotta in chiesa, 1183, non allontanandosi da una datazione intorno ai primi anni del nono decennio del XII secolo. I pochissimi resti pittorici ancora presenti sono riconducibili a grandi temi iconografici della cultura romana e dell’ambito rupestre. Sulla parete di fondo, la Psicostasia, rappresenta San Michele, titolare della chiesa, che regge con la mano sinistra la bilancia per la pesa delle opere buone e di quelle cattive, mentre, con la mano destra tiene l’asta che trapassa il demonio. A seguire la Traditio Legis, da me identificata, che rappresenta Cristo benedicente fra gli apostoli Pietro e Paolo. Sulla transenna sinistra si osserva la Vergine Lactans, ossia la Vergine in trono mentre allatta il Bambino fra San Michele Arcangelo e Santa Lucia e sulla transenna destra l’Apparitio, tema legato al culto micaelico in ambito rupestre. Negli affreschi rupestri di Sant’Angelo sopra Ninfa è possibile rintracciare l’appartenenza alla sfera romana, la cui derivazione figurativa, evidenzia strette analogie con modelli e sigle iconografiche, fissando collegamenti nell’ambito di produzione rintracciabili nel substrato romano del XII secolo, in particolare con le decorazioni absidali di San Pietro, Santa Maria in Pallara e Santa Pudenziana oltre a forti riferimenti collegati alla provincia, in particolare San Silvestro a Tivoli e S. Anastasio a Castel S. Elia. Le pitture rupestri della grotta di San Michele Arcangelo sopra Ninfa diventano, a pieno titolo, diretta e immediata trasposizione dei grandi temi della pittura monumentale romana, legate al Renouveau paléochrétien, fenomeno che, quindi, coinvolge anche la pittura rupestre al pari di quella monumentale.



BIBLIOGRAFIA


BAROSSO M., Ecclesiae Sancti Michaelis Arcangeli supra Nynpham, in Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, XIV, 1939.


CAETANI G., Domus Cajetana, San Casciano Val di Pesa, 1927.


CASSONI D. M, La Badia ninfana di S. Angelo o del Monte Mirteto nei Volsci fondata da Gregorio IX, in Rivista storica benedettina, Anno XV, Vol. XVI, Roma, 1924.


HADERMANN-MISGUICH L., Images de Ninfa, Peintures médiévales dans une ville ruinée du Latium, Quaderni della Fondazione Camillo Caetani, VII, Roma, 1986.


HADERMANN-MISGUICH L., La peinture monumentale des sanctuaires de Ninfa, in Ninfa, una città, un giardino; Atti del Colloquio della Fondazione Camillo Caetani, Roma, Sermoneta, Ninfa, 7-9 ottobre 1988, Roma, 1990. 


MILANESI L., Le pitture medioevali della grotta di San Michele Arcangelo sopra Ninfa (Latina) e la documentazione di Maria Barosso. Università degli Studi di Viterbo “La Tuscia”, Scuola di Specializzazione in “Tutela e Valorizzazione dei Beni Storico Artistici”, A.A. 2011/2012. 


PIAZZA S., Pittura rupestre medioevale, Lazio e Campania settentrionale (secoli VI-XIII), Roma 2006.


TOUBERT H., Le renouveau paléochrétien à Rome au début du XII° siècle, CA, 20, 1970.


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