Pantanello: un'area rinaturalizzata

di Massimo Amodio, Consigliere della Fondazione Roffredo Caetani,

geologo, co-autore del progetto “Pantanello”


Il Parco Pantanello in un disegno di Fulco Pratesi
Il Parco Pantanello in un disegno di Fulco Pratesi


L’area del parco di “Pantanello” nasce da una profonda azione di riconversione condotta dalla Fondazione Roffredo Caetani su una cospicua parte di territorio di sua proprietà: una azienda agricola di circa 100 ettari di estensione, posizionata al contorno del Giardino storico di Ninfa, che è stata destinata ad un uso “naturale”. Le motivazioni di questa scelta forte, che ha incontrato alla sua presentazione non poche opposizioni ma che oggi, a poco più di 10 anni dall’avvio dei lavori, inizia a mostrare tutte le sue potenzialità, sono fondamentalmente da ricercarsi in due ordini di ragioni: in primo luogo la necessità di creare un ecosistema di protezione (una sorta di “cuscinetto”) attorno al Giardino storico, più efficace della oramai pluridecennale "Oasi di Ninfa" (1800 ettari di territorio con tutela esclusivamente anti-venatoria); in secondo luogo, dalla constatazione che una pratica agricola economicamente conveniente avrebbe richiesto tecniche e metodi colturali incompatibili con le esigenze di tutela e protezione del Giardino storico e concettualmente disarmonici con le stesse ragioni che – circa un secolo fa – hanno condotto alla creazione del Giardino stesso.

Si è quindi iniziato, a partire dalla metà degli anni Novanta del Novecento, ad introdurre interventi di tipo naturalistico attraverso l’impianto di diffuse coperture arboree, inizialmente sulle porzioni marginali rispetto ai campi coltivati. La visione di un’area sufficientemente vasta da far percepire all’osservatore un paesaggio primigenio di foreste, stagni e rivoli d’acqua e sufficientemente naturale da permetterne il ripopolamento si è fatta spazio (quasi fosse dotata di un autonomo desiderio di vedere la luce) nell’immaginario della Fondazione. E così, passando attraverso una complessa fase di studi approfonditi e multidisciplinari durata diversi anni, si è giunti ad una progettazione esecutiva e cantierabile ed al successivo reperimento delle risorse economiche necessarie per la realizzazione del progetto.

 

Al termine di questo percorso troviamo Pantanello, esempio forse unico di estesa ri-creazione di un articolato sistema di ambienti umidi che, ampiamente diffuso nelle Paludi Pontine fino agli anni Trenta dello scorso XX secolo, è oggi scomparso o identificabile solo in limitatissimi relitti. L’articolato intervento di rinaturazione (avviato nel 2003) ha portato ad un sensibile miglioramento della qualità ambientale e ad un rapido recupero della “quantità di natura”, in una porzione di territorio che, pur ricadendo in un contesto di elevato valore storico-paesaggistico, si presentava fortemente modificato. I neoecosistemi impostati con l’intervento, risultano così elementi indispensabili per la conservazione della biodiversità e la creazione di una rete ecologica locale e globale. L’area di Ninfa si trova infatti sulla traiettoria di una delle principali rotte migratorie percorse da uccelli che, provenienti da paesi africani, si trasferiscono in varie aree dell’Europa, trovando rifugio, ristoro e possibilità di nidificazione lungo la loro migrazione.

 

L’area rinaturalizzata che, insieme al giardino storico, costituisce il Monumento Naturale “Giardino di Ninfa”, è destinata a divenire un focal point per il ripristino e la conservazione delle zone umide; tutto questo anche in relazione alle criticità ambientali emergenti (conservazione delle risorse idriche, mutamento climatico, invasione di specie aliene), ma anche alla esistenza di altri due "monumenti naturali regionali", quello di Torrecchia Vecchia (Cisterna) e quello del lago di Giulianello (Artena-Cori).

Il ripristino ecologico avviato intende assolvere anche a funzioni formative – didattico – scientifiche, attraverso programmi di fruizione orientata, studio e monitoraggio da svolgere in collaborazione con università, istituti di ricerca ed associazioni, nazionali e internazionali, attraverso specifici protocolli e convenzioni tra gli stessi e la Fondazione Roffredo Caetani. Parte dell’area è così resa fruibile anche per attività didattiche e formative delle scuole, in collaborazione con interlocutori istituzionali, con il chiaro scopo di saldare il legame tra i giovani ed il territorio in cui essi crescono.

 

Infine alcuni numeri: il progetto ha interessato, comed si è detto, un’area di circa 100 ettari, sono stati realizzati sei specchi d’acqua (tra superfici stabili ed aree allagate stagionalmente) per oltre 150.000 metri quadrati ed è stato invasato un volume di circa 50.000 metri cubi di acqua, proveniente dal vicino fiume Ninfa, verso il quale esse tornano a versarsi. Sono state finora riconosciute e classificate scientificamente circa 700 specie nei vari taxa. Uno specifico riferimento scientifico, grazie all’attività di monitoraggio condotta dalla L.I.P.U., può essere fatto a proposito dell’avifauna: all’interno dell’area di Pantanello dal 2009 ad oggi sono state censite 110 specie ornitiche (tra le svernanti e quelle che hanno nidificato nel nostro sito), che – sommandosi al dato precedente – danno una chiara idea del grande patrimonio di biodiversità che il “Progetto Pantanello” ha introdotto nel territorio. Nel corso della seconda edizione nazionale della manifestazione Bioblitz, che Pantanello ha ospitato nel 2013, sono state poi identificate oltre 500 specie di farfalle che abitano il luogo.

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