Onore alla follia: parte la ricerca del Club di Latina

 di Luciano MontiDocente di Politica Economica Europea alla LUISS di Roma, poeta


Il prof. Luciano Monti, seduto, il Presidente del ClubdiLatina, dr. Paolo Marini in piedi, e alcune ricercatrici
Il prof. Luciano Monti, seduto, il Presidente del ClubdiLatina, dr. Paolo Marini in piedi, e alcune ricercatrici

Per provare a immaginare un qualsivoglia futuro, non solo per i giovani di oggi ma anche per le generazioni a venire, è necessaria una buona dose di follia. È folle infatti pensare che vi possa essere una sutura efficace e duratura alla frattura generazionale venutasi a creare tra coloro che tutto hanno preso negli ultimi decenni e coloro che di certezza hanno solo quella di ereditare un pesante debito pubblico, creato per sostenere un sistema di welfare di cui beneficeranno altri, e un pesante debito nei confronti del pianeta Terra, che sempre più presenta il conto (minore biodiversità, alluvioni ecc.). È folle immaginare che una qualsivoglia soluzione a quello che appare uno spartito già scritto, con gli orchestrali a provare gli strumenti e una coda di giovani spettatori sempre più numerosi che si accalca per un posto in piedi (fuor di metafora un posto di lavoro precario e sottopagato), possa essere trovata non già nei numerosi centri di ricerca universitari, bensì da un manipolo di speranzose ricercatrici coordinate dal sottoscritto (vedi foto).

Ancor più folle pensare di avviare questo viaggio verso l’ignoto, composto da statistiche e scenari che appaiono come un bollettino di guerra dove si contano morti (le imprese che falliscono e i lavoratori che non troveranno più un posto di lavoro) e i feriti (i giovani inoccupati), partendo da un “porto” millenario quale il Castello Caetani di Sermoneta. Ma così è, nella convinzione, o meglio nella speranza che solo rompendo gli schemi che ci conducono a vedere solo quello che siamo capaci di vedere (come ci insegna Jean Paul Fitoussi nella sua bella immagine del lampione, sotto il quale colui che ha perso le chiavi di casa finisce sempre per cercarle) sarà possibile individuare vie nuove di convivenza sociale.


Questa via nuova non ha ancora una meta ma ha un nome, quello della sostenibilità integrata, che postula la riappacificazione con il Pianeta e tra vecchie e nuove generazioni. Non si tratta di una semplice vana visione, ma di un obiettivo per raggiungere il quale è necessario studiare a fondo centinaia di indicatori, valutandone il peso e le variazioni. Il mare dunque, per non perdersi, per ora sarà il territorio pontino, che per la grande varietà socio economica è stato anche definito un piccolo Universo. È con questa folle consapevolezza che oggi, nel medioevale castello di Sermoneta, ha preso avvio il lavoro dei ricercatori, che per cinque mesi da quella residenza proveranno a dimostrare l’indimostrabile, mettendo in dubbio i postulati, in una sorta di canone inverso.


È con questa consapevolezza che il Club di Latina, che sostiene l’iniziativa, con le parole del suo presidente Paolo Marini, ha voluto dare il benvenuto al team di ricerca. Da parte mia, lo ammetto, non mi sento solo ma in buona compagnia, pensando che anche Cristoforo Colombo è partito per le Americhe ignorandone l’esistenza. Alle ricercatrici ho detto oggi che ad attenderci c’è il mare, acqua e acqua ancora e forse, per giorni interi, bonaccia e poi nebbia e gelo. L’unica certezza che mi sento di sottoscrivere è che partiamo con le migliori intenzioni e con tutta la strumentazione tecnologica e culturale necessaria. Il resto della storia la scriveranno i nostri posteri e a ringraziaci, se scopriremo come coltivare la nuova terra, saranno i nostri figli. In caso di fallimento invece, credo meriteremo comunque il tributo della memoria, che spetta ai coraggiosi. Ma se volete chiamarci folli non ci offendiamo, perché, ancora una volta, sappiamo di essere in ottima compagnia.

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