Chiesa di San Michele Arcangelo. Storia del restauro 2006-2013

 a cura di Anna Di Falco, Regione Lazio, 2013


Anna Di Falco, studiosa del medioevo artistico a Sermoneta, già progettista del restauro delle mura orientali e nord-orientali di difesa, studiosa del castello Caetani di Sermoneta, sostenitrice del museo della città murata, ha curato questo bel libro, assai bene illustrato, che documenta meticolosamente i lavori per il recupero, il consolidamento e il restauro della chiesa, già parrocchiale, di San Michele Arcangelo nella città lepina.


La semplicità, la linearità didattica e la completezza del racconto di questi restauri ‒ in realtà, una autentica esplorazione dell’antico edificio, chiuso da circa mezzo secolo e in condizioni di rovina e di abbandono ‒ sono tali da far pensare che i ricercatori e gli studiosi di cose artistiche, che nei prossimi anni vorranno compiere indagini storiche e conoscere le modalità dell’intervento sul piccolo ma fondativo monumento sermonetano, ringrazieranno gli autori di quest’opera per la qualità del resoconto da essi lasciato, che è la prima condizione perché si possa analizzare la filologia del restauro. Il volume consente poi di addentrarsi nel raccordo tra due fatti: l’antica esistenza della chiesa e il suo rapporto con la società che è venuta evolvendo in questa importante e iconica città lepina. Il piacere del libro, come “oggetto” materiale, si accompagna al contributo storico-artistico che esso dà e diventa testimonianza di un sentimento di amore per la storia e la cultura delle origini.

Il libro si avvale di diversi contributi, ad iniziare da quello di Anna Di Falco che affronta il tema della ricostruzione della complessa evoluzione architettonica subìta dalla struttura, dalla primitiva ricchezza ad un successiva e devastante decadenza fino alla rinascita attuale. La storica dell’arte Libera Marta Pennacchi affronta, invece, la indagine storiografica di un importante tratto di vita della società religiosa sermonetana dal punto di vista delle confraternite, che sono state gran parte di un lungo periodo della vita passata, custodi di tradizioni e di beni, stimolatrici di energie endogene, deposito di una cultura popolare che spesso era la cultura stessa dei tempi. Lo scritto di Francesca Romana Radiciotti investe il restauro delle superfici antiche, tema importantissimo se si considera la quantità di affreschi e di opere su tela e in legno che la pur piccola chiesa è riuscita quasi miracolosamente a conservare attraverso oltre mille anni di vita, riservandoci la “riscoperta” del magnifico affresco della “Crocefissione” emerso nella parete di fondo dell’oratorio dei Battenti. L’Ospedale e Università de L’Aquila hanno illustrato un rinvenimento particolare, quello dei resti umani ritrovati sotto il pavimento e in altri ambienti della chiesa: infine, l’Associazione Lignarius Arte e Restauro onlus, si è dedicata al restauro degli arredi lignei custoditi nel sito. Va segnalata la presenza di utilissime trascrizioni di documenti d’archivio, anch’esse opera di L. M. Pennacchi e A. Di Falco, oltre a una ricca appendice fotografica.


Allo stato delle conoscenze la chiesa di San Michele è il primo centro di raccolta della religiosità popolare sermonetana, e non è un caso che il patrono San Michele sia il protettore titolare di essa, il principe degli angeli che, secondo la tradizione delle Scritture, rimase fedele a Dio e si tenne lontano da Satana e dalle sue ambizioni di potere, il defensor fidei per antonomasia. Questa chiesa, il cui nucleo primario si rinviene nella cripta, dal punto di vista monumentale è significativo anche di una continua, forte modifica che subì nei secoli: non si sbaglia se si dice che essa sia uno degli edifici religiosi più straordinari dal punto di vista della divisione spaziale, dell’accumularsi ansioso di nuovi volumi e di nuove destinazioni, del succedersi e del rinnovarsi delle pitture e degli affreschi, che il restauro ci restituisce e il libro ci descrive con una puntualità tali da renderci partecipi della riscoperta sotto tutti gli aspetti. Prima chiesa ad essere fondata, oggi è l’ultima a poter essere visitata in una consigliata escursione turistica, seguendo il percorso longitudinale della planimetria urbana di Sermoneta: essa si colloca in quel vertice nord-occidentale che forse fu anche il nucleo originario della città murata, la simbolica chiave di volta del circuito difensivo. Ha subìto numerose trasformazioni nelle architetture, segno della sensibilità religiosa e della importanza che ad essa si attribuiva da parte delle famiglie e della collettività, senza apportare stravolgimenti urbanistici al quartiere, tanto che la città murata ha conservato il fascino del medioevo e dell’incastellamento da cui essa è nata e per cui si è consolidata. (P.G.S.)

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