Ninfa, un luogo, una città, un sito archeologico, un giardino, monumento naturale e paesaggio patrimonio dell'umanità

 di Sofia Varoli Piazza, già Docente presso l'Università della Tuscia in Paesaggistica, Parchi e Giardini


Vegetazione a Ninfa (Foto di Stefano Manfredini)
Vegetazione a Ninfa (Foto di Stefano Manfredini)


Ninfa è stata molte cose prima di diventare giardino, ed è molto più di un giardino. E’ stata prima di tutto un luogo, cioè un ambito naturale destinato, fin da epoche remote, a diventare spazio sacro. Il mito intorno a Ninfa è testimone di realtà storiche arcaiche, legate alla presenza di acque sorgive e di un ambiente di culto. L’acqua dunque costituisce l’elemento qualificato e qualificante, dal punto di vista biologico, storico e culturale, imprescindibile per la vita e la tutela del territorio-ambiente-paesaggio di Ninfa. Ogni nuovo insediamento dipendeva dalla presenza dell’acqua. La città di Ninfa era attraversata da una fitta rete di relazioni ‘materiali e immateriali’ che potrebbero, oggi, ri-dare vita ai resti degli edifici e delle murature esistenti, in un processo evocativo, architettonico urbanistico, di notevole attualità: le mura, la rocca, il Palazzo Comunale, le case, le torri, le porte, le chiese, i mulini, le strade, i ponti e intorno all’abitato le trasformazioni idrauliche, agrarie e naturalistiche. Su Ninfa una città piena di vita, di rumori, di voci, di suoni di campane, di canti religiosi, di cigolio di mulini, era calato il silenzio della distruzione e dell’abbandono: nella seconda metà del XV secolo civitas Ninphe diventa definitivamente castrum dirutum. Intanto l’antica città spopolata si ricopre di edera, di caprifoglio, di piante e di fiori dei luoghi incolti. Ninfa diviene sito archeologico, visitata e descritta dai viaggiatori quando l’aspetto pittoresco delle rovine sposate alla vegetazione, l’opera secolare della natura sull’opera secolare dell’uomo, ha attraversato l’arte dei giardini e del paesaggio, la storia della letteratura e delle arti arti figurative, oggi di rinnovata attualità.

Il Giardino dei Caetani del XX secolo ha riportato la vita a Ninfa dopo uno lungo lavoro di recupero, di trasformazioni e di piantagioni, che ha consentito di salvarne la storia e la natura e che ha permesso di aprire nuovi scenari per il futuro. La luce bellissima che qui è elemento essenziale in tutte le stagioni ne è testimone nell’esaltare le trasparenze dell’acqua, le pacate distese dei prati, tutta la gamma dei verdi e la tavolozza dei fiori, tra le rovine e gli alberi monumentali. Le memorie tramandate e documentate delle Giardiniere Caetani di Ninfa, ci hanno svelato questo luogo magico, nella sua evoluzione in un periodo della nostra storia che ha conosciuto le nuove stagioni del giardinaggio come arte e come filosofia.

 

Le biblioteche che ci hanno lasciato potrebbero aggiungere nuovi particolari. Ninfa primo documento e modello di sé stessa, è diventata oggi irrinunciabile testimone di libertà intellettuale e di bellezza artistica e naturale, proprio attraverso il suo Giardino e la sua storia secolare. Questa si intreccia con la storia delle donne che hanno reso fertili altri casati, come la figura di Giovannella Caetani, madre di Paolo III Farnese, che rimanda ad altri luoghi e ad altri giardini, quando la gara tra Arte e Natura superò i reciproci confini e fece dell’Italia il Giardino d’Europa. A Ninfa nel 1578, malgrado la città semidistrutta, il cardinale Niccolò aveva avviato, il recupero degli Horti Nympharum Domus Caetani, il classico modello quadrato del giardino-frutteto con la fonte al centro. A Cisterna, Francesco Caetani di Sermoneta, prestigiosa figura del casato, crea il giardino con le magnifiche collezioni di anemoni, di rare bulbose e di agrumi, puntualmente documentati, tra i più famosi e lodati tra secondo e terzo decennio del Seicento, il secolo dei Fiori. Egli continua ad introdurre rarità di agrumi anche nell’antico Hortus Conclusus di Ninfa (dove potrebbero rinascere gli anemoni) mentre cerca di ripopolarne l’abitato. Nell’ultimo quarto dell’Ottocento nasce l’amato giardino di Fogliano, che propone il nuovo modello di giardino dell’epoca, tra attenzione per la natura, introduzione di piante esotiche e passione per le piante da fiore, in particolare per le rose. Bellezza del fiore come scienza, sentimento della natura, collezionismo e sapienti accostamenti di forme e colori, il giardino in ogni epoca comprende naturalità e artificio, creazioni diverse da luogo a luogo.

 

Il recupero di un giardino non può prescindere dalla vita che continua e dunque dalla necessità di gestirne il cambiamento, secondo un progetto innovativo, fedele allo spirito del luogo e alle sue testimonianze storiche, dove teoria e pratica non sono mai separate. Tutti i saperi hanno eguale dignità e importanza, dalle tecniche artigianali alla ricerca scientifica, dagli studi botanici a quelli storico-artistici. La natura è il primo modello dell’arte-tecnica del giardino: la Natura si propone come archétipo di bellezza, più alta, proprio perché spontanea. Come vita nella sua diversità.

 

Per Ninfa e intorno a Ninfa sono stati istituiti l’Oasi per la protezione della fauna e il Monumento naturale per il Giardino, il prezioso habitat di acqua, fauna e vegetazione che comprende anche il Parco Pantanello. I beni culturali e ambientali non sono separabili, la tutela della natura è imprescindibile dalla tutela del patrimonio storico e artistico, i giardini non si salvano se non si salva il paesaggio. Il paesaggio, realtà complessa biologica, storica e culturale, appartiene prima di tutto alle popolazioni che lo abitano e segue, di generazione in generazione, inevitabili processi di cambiamento e di evoluzione. Da qui l’onerosa responsabilità delle istituzioni pubbliche e private del comunicare, spiegare, rendere partecipi e responsabili gli abitanti verso le realtà economiche e sociali, condivise e sostenibili, di un patrimonio comune che è anche patrimonio dell’umanità.

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